Il trial NHS-Galleri manca l’endpoint primario ma apre scenari nuovi

A cura di Priscilla De Fiore By 30 Maggio 2026No Comments
Dai congressi

Tra i dati più discussi e attesi al Meeting Annuale ASCO 2026 di Chicago, i risultati del trial NHS-Galleri (NCT05611632) rappresentano una pietra miliare per il campo dei test di rilevazione precoce multi-cancro (MCED, Multi-Cancer Early Detection): si tratta del primo studio randomizzato e controllato su questo tipo di tecnologia applicata allo screening di popolazione su larga scala. La presentazione, a firma di Charles Swanton del Francis Crick Institute e del UCL Cancer Institute di Londra, è stata inserita nel Clinical Science Symposium dedicato al ctDNA nella pratica clinica (abstract LBA100), confermando il peso scientifico attribuito a questi dati in un contesto congressuale che quest’anno dedica ampio spazio alle tecnologie di biopsia liquida. Su OncoInfo il tema era stato affrontato già nell’ottobre 2025, quando erano stati presentati all’ESMO i dati registrativi dello studio PATHFINDER II, che avevano valutato le performance del test Galleri in affiancamento allo screening standard, fornendo un’importante base di riferimento per interpretare i risultati ora disponibili.

Lo studio NHS-Galleri ha arruolato 142.924 individui asintomatici di età compresa tra 50 e 79 anni distribuiti sul territorio inglese, randomizzati 1:1 al braccio intervento (sangue testato annualmente con il test Galleri) o al braccio controllo (sangue non testato). Il test Galleri analizza pattern di metilazione del DNA libero circolante (cfDNA), incluso il ctDNA, per rilevare segnali compatibili con la presenza di neoplasie e per predirne il tessuto di origine. I partecipanti del braccio intervento con risultato positivo venivano indirizzati verso i percorsi NHS di diagnosi urgente per sospetto di cancro. L’obiettivo primario, concordato con NHS England, era la riduzione dell’incidenza di tumori in stadio III-IV (e in via secondaria stadio IV) in un set di 12 neoplasie prespecificate, rilevata a circa tre anni dall’ultima randomizzazione.

Il risultato principale è che l’endpoint primario non è stato raggiunto: la riduzione delle diagnosi in stadio III-IV nei 12 tumori prespecificati non ha raggiunto la significatività statistica (706 vs 688 nel braccio controllo; IRR 1,03; p=0,6324). Tuttavia, la lettura complessiva dei dati è più articolata e non consente conclusioni semplicisticamente negative. Nel braccio Galleri si è osservata una riduzione del 14% delle diagnosi in stadio IV (342 vs 397; IRR 0,86; IC 95% 0,744-0,998), con un trend crescente di tale beneficio nel tempo: -9% al primo anno, -22% al secondo, -26% al terzo. Contestualmente, le diagnosi in stadio I-II sono aumentate del 16% (647 vs 559; RR 1,16), e quelle in stadio I-III del 19%. Considerando tutti i tipi tumorali, le neoplasie rilevate dallo screening sono quadruplicate nel braccio intervento (1.173 vs 290), mentre i tumori a diagnosi clinica per sintomi si sono ridotti del 21% e le presentazioni in emergenza — notoriamente associate a prognosi peggiore — sono calate del 21% (225 vs 286). Le performance tecniche del test sono risultate robuste e coerenti con i dati precedenti: specificità 99,55%, valore predittivo positivo 52%, accuratezza nella predizione del sito d’origine all’87% (top-1) e al 92,5% (top-2). Non si sono verificati eventi avversi seri correlati al test.

La lettura di questi risultati impone alcune considerazioni metodologiche. In primo luogo, i 12 tumori prespecificati non includevano né il carcinoma mammario né il cervicale, per i quali esistono già programmi di screening organizzati in grado di intercettare la malattia in fase precoce: la loro esclusione riduce la dimensione dell’effetto atteso sulla riduzione degli stadi avanzati nell’analisi primaria. In secondo luogo, tre anni di follow-up potrebbero essere insufficienti a rilevare lo shift di stadio completo, considerato che la latenza tra diagnosi anticipata e riduzione della mortalità specifica è tipicamente lunga. In terzo luogo, rimane aperta la questione del sovradiagnosi: non è ancora possibile determinare se tutti i tumori individuati dallo screening sarebbero diventati clinicamente rilevanti, né se la diagnosi anticipata si traduca in un guadagno di sopravvivenza.

“Il trial dimostra che lo screening MCED annuale è fattibile su scala nazionale e aumenta sostanzialmente le diagnosi tumorali per via di screening, incluse molte patologie per le quali non esiste attualmente alcun programma organizzato”, ha dichiarato Swanton. Julie Gralow, Chief Medical Officer ASCO, ha sottolineato il potenziale per neoplasie ad alta mortalità e senza screening disponibile — come ovaio e pancreas — rimandando tuttavia ai dati dello studio statunitense REACH, il cui esito sarà cruciale per valutare i benefici e i rischi a livello di popolazione. Lo studio NHS-Galleri prosegue con follow-up esteso per le analisi di sopravvivenza e per le valutazioni costo-efficacia.