
L’aggiunta di tafasitamab e lenalidomide al tradizionale schema immunochemioterapico R-CHOP potrebbe ridefinire il trattamento di prima linea dei pazienti con linfoma diffuso a grandi cellule B (DLBCL) e linfoma ad alto grado a cellule B (HGBL) ad alto rischio. È il messaggio che emerge dai risultati dello studio internazionale di fase III frontMIND, presentati all’ASCO Congress 2026.
Lo studio ha dimostrato che la combinazione di tafasitamab e lenalidomide con R-CHOP è in grado di ridurre significativamente il rischio di progressione della malattia o morte rispetto al solo R-CHOP, standard terapeutico da oltre vent’anni.
Un risultato considerato particolarmente rilevante in una popolazione caratterizzata da prognosi sfavorevole e da elevato rischio di recidiva. “Lo studio frontMIND rappresenta soltanto il secondo trial randomizzato di fase III degli ultimi 25 anni capace di mostrare un miglioramento dell’endpoint primario rispetto a R-CHOP nei pazienti con nuova diagnosi di DLBCL”, ha sottolineato Krish Patel, Executive Director of Hematologic Cancer Research del Sarah Cannon Research Institute e ASCO Expert in linfomi. Secondo Patel, il beneficio osservato sulla sopravvivenza libera da progressione potrebbe tradursi nel tempo anche in un miglioramento degli outcome a lungo termine.
Lo studio ha coinvolto 899 pazienti arruolati in centri di Nord e Sud America, Europa e Asia, tutti con DLBCL o HGBL a rischio intermedio-alto o alto. L’età mediana dei partecipanti era di 65 anni e poco più della metà era rappresentata da uomini.
I pazienti sono stati randomizzati a ricevere tafasitamab e lenalidomide in aggiunta a R-CHOP oppure placebo più R-CHOP. Ad un follow-up mediano di 35,2 mesi, il trattamento sperimentale ha mostrato una riduzione del 25% del rischio di progressione o morte rispetto allo standard di cura. La sopravvivenza libera da progressione a tre anni è risultata pari al 67,3% nel braccio trattato con tafasitamab e lenalidomide contro il 60,7% del gruppo di controllo. Nei 773 pazienti con diagnosi confermata centralmente, il beneficio è apparso ancora più marcato, con una riduzione del rischio di progressione del 32%.
Gli autori hanno inoltre evidenziato che il vantaggio clinico è stato osservato sia nel sottotipo ABC sia nel sottotipo GCB del DLBCL, suggerendo un’efficacia trasversale nei principali sottogruppi biologici della malattia. I tassi di risposta completa sono risultati sovrapponibili nei due gruppi, raggiungendo il 65,2%, mentre il tasso di risposta globale è stato dell’80,4% nel braccio sperimentale contro il 76,1% nel gruppo trattato con il solo R-CHOP. Al momento dell’analisi non è stata ancora osservata una differenza statisticamente significativa nella sopravvivenza globale, pari all’81,7% nel gruppo trattato con tafasitamab e lenalidomide rispetto al 78,9% del controllo. I ricercatori hanno però precisato che il follow-up proseguirà per valutare se il vantaggio ottenuto sulla progression-free survival potrà tradursi anche in un beneficio sulla sopravvivenza a lungo termine. Sul fronte della sicurezza, gli eventi avversi di grado 3 o superiore sono stati più frequenti nel braccio sperimentale, interessando l’86,7% dei pazienti rispetto al 76,1% del gruppo di controllo. Le tossicità più comuni includevano infezioni e alterazioni ematologiche, come neutropenia e anemia, giudicate comunque gestibili dagli sperimentatori.
“Nonostante i progressi registrati negli ultimi anni, molti pazienti con DLBCL ad alto rischio continuano ad avere prognosi sfavorevoli”, ha dichiarato, Georg Lenz dell’University Hospital Münster, in Germania primo autore dello studio. “Il frontMIND è uno dei pochi grandi studi di fase III nel trattamento di prima linea del DLBCL ad aver dimostrato che l’aggiunta di una nuova strategia terapeutica a R-CHOP migliora gli outcome clinici rispetto allo standard storico”.
Bibliografia. Lenz G, e al. frontMIND: Phase 3 study of tafasitamab plus lenalidomide and RCHOP for patients (pts) with newly diagnosed diffuse large B-cell lymphoma. ASCO Congress 2026; abstract #abstr LBA7000.


