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Il ruolo di olaparib e durvalumab nel trattamento del carcinoma ovarico avanzato BRCA negativo

A cura di Giulia Volpe By 3 Giugno 2023Aprile 29th, 2024No Comments
Dai congressi

Le pazienti con carcinoma ovarico avanzato senza mutazioni BRCA che ricevono lo standard di cura (paclitaxel/carboplatino e bevacizumab upfront, più bevacizumab di mantenimento) con l’aggiunta rispettivamente di durvalumab upfront e durvalumab e olaparib di mantenimento hanno avuto un miglioramento della PFS rispetto alle pazienti che hanno ricevuto soltanto lo standard of care. Lo dimostra un’analisi ad interim del trial randomizzato di fase III DUO-O presemtata al meeting annuale dell’American Society of Clinical Oncology (ASCO), in corso a Chicago.

Sono state selezionate 1.130 pazienti con tumori in stadio III o IV che non presentavano mutazioni BRCA ed erano positive o negative al deficit di ricombinazione omologa (HRD) e stavano per effettuare o avevano già effettuato un intervento chirurgico di debulking. Le pazienti sono state randomizzate in 1-3 bracci. Quelle presenti in tutti i bracci hanno ricevuto lo standard of care: chemioterapia upfront con paclitaxel/carboplatino più bevacizumab, seguita da bevacizumab di mantenimento. Per i pazienti nei bracci 2 e 3, durvalumab è stato aggiunto sia al regime upfront che a quello di mantenimento. Per le pazienti del braccio 3, al regime di mantenimento è stato aggiunto anche olaparib.

I risultati dell’analisi ad interim finora hanno mostrato quanto segue:

– nessuna differenza significativa nella progression free survival (PFS) tra il braccio standard of care e il braccio durvalumab;
– aumento della PFS nel braccio durvalumab + olaparib rispetto al braccio standard of care (per le pazienti HRD+, la PFS è stata di 37,3 mesi rispetto ai 23 mesi del braccio standard of care; per le pazienti intent-to-treat, la PFS è stata di 24,2 mesi nel braccio olaparib rispetto a 19,3 mesi nel braccio standard of care);
– nel braccio durvalumab + olaparib, il rischio di progressione di malattia era inferiore del 51% nelle pazienti con tumori HRD-positivi e inferiore del 37% nelle pazienti intent-to-treat rispetto al braccio standard of care;
– il rischio di progressione di malattia era inferiore del 32% in tutti i sottogruppi di pazienti, incluse le pazienti HRD+ e quelle HRD-, rispetto al braccio standard of care;
– eventi avversi gravi sono stati riportati nel 34% delle pazienti nel braccio standard of care, nel 43% nel braccio durvalumab e nel 39% nel braccio olaparib.

“Sebbene ci siano stati progressi significativi per le pazienti con carcinoma ovarico avanzato, questo rimane ancora un unmet need clinco. Questi dati forniscono prove incoraggianti del fatto che possiamo trovare nuovi approcci terapeutici per le pazienti con malattia avanzata”, spiega Philipp Harter, Direttore della Ginecologia Oncologica all’Evangelische Kliniken Essen-Mitte hospital di Essen, in Germania.