Skip to main content

Gravidanze e nascite tra chi sopravvive al tumore della mammella

A cura di Alessio Malta By 27 Maggio 2024No Comments
Congressi

Uno studio rivela che la maggior parte delle pazienti che sopravvivono a un tumore della mammella, dallo stadio 0 al III, e tentano di concepire dopo aver completato il trattamento, rimane incinta e ha figli vivi. La ricerca sarà presentata all’ASCO 2024 di Chicago.

“Questo studio è stato progettato per colmare le lacune della letteratura documentando i tassi di gravidanza e di nati vivi tra un gruppo prospettico di pazienti e sopravvissute al cancro al seno che hanno dichiarato di voler concepire dopo la diagnosi di tumore della mammella”, spiega Kimia Sorouri, ricercatrice presso il Dana-Farber Cancer Institute di Boston.

La coorte di studio era composta da 1.213 donne con diagnosi di tumore della mammella di stadio da 0 a III con 40 anni non ancora compiuti tra il 2006 e il 2016. Sono state escluse quelle con malattia metastatica o che avevano subito l’asportazione dell’utero o delle ovaie prima della diagnosi. Di queste partecipanti, 197 hanno tentato una gravidanza durante il periodo di follow-up mediano di 11 anni.

Principali caratteristiche demografiche e mediche del campione:
• età media alla diagnosi: 32 anni;
• il 74% era rappresentato da bianche non ispaniche;
• il 14% aveva un tumore allo stadio 0, il 41% allo stadio I, il 35% allo stadio II e il 10% allo stadio III;
• il 76% aveva una malattia positiva ai recettori ormonali;
• Il 68% aveva ricevuto la chemioterapia;
• il 57% aveva ricevuto una terapia ormonale entro un anno dalla diagnosi;
• il 13% aveva mutazioni BRCA1 e/o BRCA2;
• il 51% era economicamente agiato;
• il 51% non aveva mai avuto una gravidanza e il 72% non aveva mai avuto un parto completo;
• il 28% si era sottoposto a procedure di conservazione della fertilità al momento della diagnosi;
• il 15% aveva dichiarato infertilità prima della diagnosi.

Tra chi ha tentato di concepire, il 73% è rimasto incinta almeno una volta e il 65% ha avuto almeno un parto con figlio vivo. Il tempo mediano dalla diagnosi alla prima gravidanza è stato di quattro anni. In generale, è emerso che tra i fattori che influenzano positivamente la probabilità di gravidanza e di nascita di un figlio vivo ci sono l’età più giovane al momento della diagnosi, la disponibilità economica e la conservazione della fertilità al momento della diagnosi. All’opposto è anche interessante segnalare i fattori non hanno influenzato significativamente le probabilità di gravidanza o di nascita di un figlio vivo: per esempio, la precedente infertilità, le caratteristiche del tumore della mammella, il tipo di trattamento ricevuto, lo stato di mutazione BRCA e la razza o l’etnia.

In prospettiva gli autori della ricerca progettano di approfondire la relazione tra la gravidanza e gli esiti del tumore della mammella, indagando ad esempio su sopravvivenza libera da malattia e sopravvivenza totale. L’altro fronte di studio riguarda analisi più dettagliate dei sottogruppi, compresi quelli con malattia negativa ai recettori degli estrogeni, per capire più nello specifico i vari aspetti collegati a fertilità e sopravvivenza delle pazienti.