Glioma IDH-mutato: come sta evolvendo la pratica clinica?

A cura di David Frati By 28 Settembre 2026No Comments
Dai congressi

Si è svolto a Roma, nella suggestiva cornice dell’Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone, il XXI Meeting dell’European Association of Neuro-Oncology (EANO 2026). L’EANO è una organizzazione europea multidisciplinare di neuro-oncologia che rappresenta tutte le discipline mediche e scientifiche coinvolte nella prevenzione, nella diagnosi e nel trattamento dei tumori del sistema nervoso centrale e periferico, tra cui neurologia, neurochirurgia, radioterapia oncologica, oncologia medica, neuro-oncologia pediatrica e neuropatologia, affiancate da una vivace comunità di ricerca di base. Al congresso EANO 2026 di Roma relatori provenienti da tutto il mondo hanno presentato i dati più recenti e importanti di numerosi trial clinici e le novità più promettenti nella diagnostica di precisione.

Nell’ambito dell’appuntamento congressuale si è svolto anche l’affollatissimo simposio “IDH Inhibition in Clinical Practice: Addressing Remaining Questions in Glioma”, coordinato da Giuseppe Minniti (Professore di Radioterapia Oncologica presso “Sapienza” – Università di Roma, responsabile del programma di radioterapia cerebrale e spinale con CyberKnife presso l’Ospedale Isola Tiberina – Gemelli e Presidente del congresso EANO 2026). Il primo a intervenire, con uno speech dal titolo “Unravelling the Complexity of Gliomagenesis”, è stato Luis Nicolas Gonzalez Castro del Dana Farber Institute di Boston, che ha ripercorso una serie di aspetti fondamentali emersi negli ultimi anni riguardo alla biologia dei gliomi umani: “Il glioma come sapete è il tumore cerebrale primario più frequente nei giovani adulti. Si tratta di tumori spesso diagnosticati in pazienti tra i venti e i trent’anni, frequentemente in modo incidentale a seguito di una crisi epilettica. Esistono due tipi di glioma IDH-mutato: astrocitoma e oligodendroglioma. Nonostante abbiano una crescita lenta, questi tumori finiscono alla lunga per progredire verso un alto grado, anche se pratichiamo una resezione chirurgica radicale. Inizialmente a basso grado e a lento accrescimento, con il tempo mostrano un tasso di crescita più rapido. Sono tumori che possono compromettere significativamente la qualità di vita: circa il 90% dei pazienti con gliomi IDH-mutati presenta crisi epilettiche”. Ma – ha sottolineato Gonzalez Castro – “con l’approvazione di vorasidenib nel 2024, il paradigma terapeutico per i gliomi IDH-mutati sta cambiando. Esistono diverse fasi nella storia naturale di un glioma IDH-mutato. Inizialmente, la presenza della mutazione di IDH innesca tutti gli eventi descritti nella diapositiva precedente, in primis la disregolazione epigenetica e l’espressione genica aberrante. Tuttavia, a seguito di ripetute divisioni cellulari, le cellule acquisiscono nuovi eventi molecolari, tra cui l’acquisizione di nuovi oncogeni e la perdita di geni oncosoppressori, portando a meccanismi di mantenimento e crescita tumorale IDH-indipendenti. È quindi fondamentale agire nella prima fase per prevenire la seconda, bloccando la proliferazione cellulare fin da subito. Infatti, quando sono altri oncogeni a guidare la crescita tumorale, la mutazione di IDH perde di rilevanza e l’inibizione diretta del solo enzima potrebbe non apportare più un beneficio terapeutico”.
Dall’intervento di Luis Nicolas Gonzalez Castro emergono alcuni importanti key-messages:
– la biologia dei gliomi IDH-mutati è complessa, ma la mutazione di IDH rappresenta l’evento primario da cui deriva tutto il quadro successivo e su cui possiamo intervenire per inibire e arrestare la proliferazione
– la classificazione dei gliomi IDH-mutati continua ad evolversi e a diventare più complessa, ma questo ci permetterà di selezionare meglio i pazienti che possono beneficiare di terapie specifiche
– i dati emergenti sui modelli animali suggeriscono che la terapia standard somministrata dopo l’inibitore di IDH sia efficace, se non addirittura più benefica rispetto al trattamento upfront.

È stato poi il turno di Patrick Roth dell’University Hospital of Zurich, con l’intervento “From IDH Biology to Clinical Outcomes: INDIGO in Daily Practice”. Ha spiegato Roth: “La mutazione di IDH e il 2-idrossiglutarato sono veri e propri driver della malattia. Grazie ai recenti sviluppi, disponiamo ora di un inibitore di IDH mutato approvato nell’uso clinico, in grado di ridurre significativamente i livelli di 2-idrossiglutarato. Ciò è di straordinaria importanza, poiché in passato tale evidenza era mancata nello sviluppo di molti altri farmaci. È stata dimostrata un’inibizione del bersaglio in vivo: in altri termini, nei pazienti con tumore IDH-mutato trattati con vorasidenib, i livelli di 2-idrossiglutarato si sono ridotti in modo significativo. Questo si traduce in modificazioni misurabili della biologia tumorale: ridotta proliferazione, variazioni nei programmi di espressione genica, maggiore infiltrazione di linfociti associati al tumore e così via. Una delle domande chiave in ambito clinico riguarda la collocazione temporale dell’inibizione di IDH. Esiste un razionale biologico a favore di un impiego precoce, (…) nel bersagliare la mutazione di IDH e il 2-idrossiglutarato nelle fasi precoci, quando questo pathway è ancora biologicamente determinante. Questa è stata una delle considerazioni alla base del disegno dello studio INDIGO”. Un update del trial INDIGO ad ASCO 2026 ha mostrato che al cut-off dei dati oltre il 50% dei pazienti era ancora in trattamento con vorasidenib (e nessuno nel braccio placebo a causa del crossover al momento dello sblocco del cieco). Questo follow-up a lungo termine conferma ulteriormente il prolungamento della PFS nel gruppo vorasidenib. Si tratta quindi di dati estremamente solidi. Le analisi evidenziano un migliore mantenimento della qualità di vita nei pazienti trattati con vorasidenib e in merito al profilo di tossicità, vorasidenib è ben tollerato con effetti collaterali gestibili. Vorasidenib prolunga la PFS e il tempo al successivo intervento, posticipando trattamenti più aggressivi. “Cosa significa questo? Disponiamo di una nuova opzione terapeutica nel nostro portfolio. Questo è un algoritmo di trattamento proposto per i gliomi mutati di grado 2”, ha concluso Roth.

Ad Anna Berghoff dell’University Hospital of Vienna (co-Presidente del meeting EANO 2026) il compito con il suo speech “How to manage and follow-up challenging mIDH Glioma Patients?” di contestualizzare tutto questo e tradurlo nella pratica clinica. Per far questo, Berghoff ha presentato due casi clinici virtuali (ispirati a casi reali, ma con elementi aggiunti) sulla cui gestione ha ripetutamente interpellato la platea. Dalle decisioni terapeutiche più corrette sono emersi dei messaggi importanti.
– Il grading tumorale è un tema ancora aperto alla discussione. L’aggiornamento cIMPACT-NOW potrebbe essere (o sarà) incluso nella classificazione OMS, ma fino ad allora dobbiamo mantenere un confronto serrato con i nostri patologi per definire con precisione il quadro diagnostico. Nei gradi 2 e 3 occorrono un’analisi più approfondita, maggiore confronto e ulteriori dati sul tema della fertilità.
– Dobbiamo offrire un counseling attivo ai nostri pazienti ed affrontare aperto questo aspetto, poiché si trovano nell’età in cui desiderano avere figli. Per quanto riguarda la tossicità epatica, dobbiamo tenerla ben presente e monitorarla con attenzione, ma osserviamo anche che la sospensione temporanea e la successiva ripresa a dose ridotta si dimostrano sicure e clinicamente efficaci.

Infine, le conclusioni di Giuseppe Minniti, che ha tirato le somme del simposio: “Occorre sottolineare la necessità di espandere l’impiego e comprendere meglio il ruolo di vorasidenib oltre la popolazione target dello studio INDIGO, includendo anche pazienti con grado 3 o persino grado 4. Molti di questi interrogativi sono già oggetto di studio in trial in corso in diversi contesti clinici. INDIGO ha fornito dati negli oligodendrogliomi e negli astrocitomi di grado 2. Vi sono poi almeno due studi che valutano vorasidenib in associazione alla chemioterapia standard negli astrocitomi di grado 3: lo studio europeo VIGOR e lo studio VORTEX negli Stati Uniti”.
Minniti ha poi delineato dei key-message che riassumessero i temi principali trattati dai relatori.
– Ci troviamo di fronte a una patologia in continua evoluzione molecolare. Come è stato evidenziato, l’inibizione precoce dell’IDH mutato può risultare più efficace se attuata prima che l’insorgenza di ulteriori alterazioni molecolari acceleri la velocità di progressione.
– Vorasidenib garantisce un controllo prolungato di malattia nei pazienti con glioma IDH-mutato di grado 2 sottoposti a chirurgia che non necessitano nell’immediato di chemio-radioterapia standard.
– Le decisioni terapeutiche richiedono una rigorosa selezione dei pazienti e una gestione multidisciplinare nell’ambito del tumor board, tenendo conto del grading, dell’imaging, della cinetica di crescita tumorale e delle priorità del paziente (quali la fertilità e la pianificazione familiare).
– Infine, l’inibizione di IDH si sta integrando in un continuum terapeutico più ampio, e gli studi in corso permetteranno di definire la sequenza ottimale di trattamento e le più efficaci combinazioni con radioterapia, chemioterapia e altri trattamenti sistemici nonché di chiarire ulteriormente il ruolo degli inibitori di IDH nei gliomi IDH-mutati di grado 2 e 3.

Sul tema si segnalano anche la Carta d’IDHentità (SCARICA QUI) e il Manifesto (SCARICA QUI) – realizzati nell’ambito di un progetto di advocacy chiamato IDHentità. Si tratta di un percorso di dialogo e confronto di una task force multidisciplinare dedicato a questi tumori cerebrali rari e incurabili, con l’obiettivo di tracciarne l’identità, richiamare l’attenzione sui bisogni insoddisfatti del percorso di cura e definire le azioni necessarie per favorire una presa in carico e un’assistenza equa, innovativa ed efficace. Promosso da Gruppo Servier in Italia, IDHentità è patrocinato dalle principali Società Scientifiche e Federazione di Associazioni Pazienti di riferimento a livello nazionale per il trattamento dei tumori cerebrali: Associazione Italiana di Neuro-Oncologia (AINO), Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM), Associazione Italiana di Radioterapia e Oncologia Clinica (AIRO), Federazione Italiana delle Associazioni di Volontariato in Oncologia (FAVO), Società Italiana di Anatomia Patologica e Citologia (SIAPeC), Società Italiana di Neurologia (SIN), Società Italiana di Psico-Oncologia (SIPO).