Skip to main content

European Cancer Congress: i protagonisti

By 26 Settembre 2015Aprile 7th, 2021No Comments
Dai congressi

Un clima pre-elettorale accoglie gli oncologi europei a Vienna: tra due settimane si vota, ed il Burgermeister socialdemocratico teme per l’ondata xenofoba montata dai media sui migranti. Ma la preoccupazione politica farà solo da sfondo allo European Cancer Congress che quest’anno raduna tra i 18 ed i 20mila specialisti, non solo europei.

Christoph Zielinski, presidente delle assise e padrone di casa, non ha dubbi: anche in quest’occasione, la grande protagonista sarà l’immunoterapia. Dati rilevanti sono già emersi nel corso della prima giornata: per esempio, nivolumab aumenta di sei mesi l’attesa di vita nei pazienti con tumore renale metastatico dopo progressione a TKI rispetto ad everolimus.

Tuttavia, il congresso si è significativamente aperto sui dati epidemiologici dello studio EUROCARE 5, presentati domenica da Milena Sant (IRCCS Istituto Nazionale Tumori, Milano), raccolti dalle diagnosi di tumore di pazienti dopo il 2000. Ed è qui che le cose si complicano ed i conti non tornano. La sopravvivenza relativa mediana a cinque anni presenta ancora troppe disparità tra le cinque macroregioni considerate dallo studio. La nota positiva è che si osserva ormai stabilmente un incremento annuo di circa l’1% nella sopravvivenza globale per i malati di tumore in Europa. Però, la mediana di sopravvivenza si abbassa molto sensibilmente considerando soltanto l’est Europa, in particolare rispetto ai tumori del sangue, scivolando dall’85% dei Paesi nordeuropei al 74,3%. La sopravvivenza dopo leucemia mieloide cronica è del 33,4% all’est, contro il 51-58% del resto del continente.

Grandi e promettenti progressi nelle terapie si accompagnano problematicamente ancora ad un ritardo nell’attesa di vita. E se questo è vero in Europa, cosa dire di realtà ben più periferiche come l’africana? Martine Piccart (Presidente dell’ECCO) preferisce allora mostrare cautela nei confronti del passaggio alla routine clinica, nel setting oncologico, delle promettenti terapie personalizzate, sempre più ancorate a quella medicina di precisione che, dopo aver entusiasmato il Presidente Obama, sta facendo breccia anche in Europa con nuovi trial clinici. Terapie costruite sui bisogni e le caratteristiche individuali di ciascun paziente. Splendido, ma quanto realistico?