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Estrogeni e associazione estrogeni+progestinici, dati sorprendenti sull’incidenza di tumori della mammella

By 13 Dicembre 2019Maggio 12th, 2021No Comments
Congressi

In occasione della terza giornata del San Antonio Breast Cancer Symposium (SABCS) 2019 Rowan T. Chlebowski, capo della divisione di Oncologia medica ed Ematologia presso l’Harbor-UCLA Medical Center e ricercatore presso il Lundquist Institute, ha presentato i risultati del follow-up a lungo termine di due grandi studi clinici randomizzati della Women’s Health Initiative. Alcuni studi effettuati su donne in post-menopausa hanno dimostrato che l’uso esclusivo di estrogeni come terapia ormonale in menopausa ha ridotto l’incidenza di tumore della mammella e i decessi con risultati persistenti dopo l’interruzione d’uso. Al contrario gli estrogeni associati a progestina hanno aumentato l’incidenza di tumore della mammella con risultati persistenti dopo l’interruzione d’uso.

“La terapia ormonale in menopausa con estrogeni associati alla progestina (per le donne in post-menopausa con utero intatto) ed estrogeni da soli (per le donne in post-menopausa con precedente isterectomia) continua ad essere utilizzata da milioni di donne in tutto il mondo – ha riferito Rowan T. Chlebowski – Tuttavia, dopo quasi mezzo secolo, l’influenza della terapia ormonale in menopausa sull’incidenza del cancro al seno e sulla mortalità rimane incerta, con risultati discordanti dagli studi prospettici osservazionali rispetto ai risultati degli studi clinici randomizzati”. All’inizio di quest’anno, i risultati pubblicati dal Collaborative Group on Hormonal Factors in Breast Cancer in una meta-analisi di 58 studi osservazionali hanno dimostrato che estrogeni+progestina ed estrogeni in monoterapia sono entrambi associati ad un significativo aumento del rischio di incidenza del tumore della mammella; lo stesso risultato è emerso dal Million Women Study, che ha associato a un aumento significativo della mortalità per cancro al seno entrambe le opzioni terapeutiche. Siamo quindi in grado oggi di aggiornare i precedenti risultati dei due studi clinici randomizzati WHI sull’incidenza del tumore della mammella e sulla mortalità per questa causa condotti su donne randomizzate a terapie con estrogeni equini coniugati (CEE) più medrossiprogesterone acetato (MPA), o CEE da solo o placebo, con più di 19 anni di follow-up cumulativo.

Nei due studi clinici randomizzati e controllati con placebo (WHI), che hanno coinvolto 27.347 donne in post-menopausa, CEE più MPA hanno aumentato significativamente l’incidenza del cancro al seno, con effetti avversi che persistono per oltre un decennio dopo la sospensione dell’uso”, ha sottolineato Chlebowski. “E contrariamente a quanto stabilito da un decennio di studi osservazionali, nello studio WHI, i CEE da soli hanno ridotto significativamente l’incidenza del cancro al seno e anche, significativamente, i decessi, con effetti positivi che persistono oltre un decennio dopo l’interruzione d’uso”. Chlebowski ha poi aggiunto che “Sebbene ci siano differenze nelle caratteristiche dei partecipanti agli studi osservazionali rispetto a quelli dei trial randomizzati WHI, la discordanza tra i risultati randomizzati della sperimentazione clinica per quanto riguarda l’uso di estrogeni da soli e le ricerche osservazionali sono difficilmente spiegabili”.

Chlebowski e colleghi hanno arruolato donne in post-menopausa di età compresa tra 50 e 79 anni senza precedente cancro al seno in uno dei due studi clinici randomizzati in 40 centri degli Stati Uniti dal 1993 al 1998, e hanno seguito i pazienti fino a settembre 2016. Le donne in post-menopausa con utero intatto hanno ricevuto CEE e MPA (8.506) o placebo (8.102) per una media di 5,6 anni. Le donne in post-menopausa sottoposte a isterectomia hanno ricevuto soltanto CEE (5.310) o placebo (5.429) per una media di 7,2 anni. Dopo 16,1 anni di follow-up cumulativo, tra coloro che hanno assunto solo CEE sono stati registrati 520 casi di cancro al seno durante il periodo post-intervento. Rispetto alle donne che avevano assunto placebo, coloro che avevano assunto CEE avevano il 27% in meno di probabilità di diagnosi di cancro al seno, e il 44% in meno di possibilità di morire per la malattia, e questi risultati positivi sono coerenti con i dati preliminari di questo studio. Dopo 18,3 anni di follow-up totale, tra coloro che avevano assunto CEE più MPA si sono registrati 1.003 casi di cancro al seno durante il periodo post-intervento. Rispetto alle donne che avevano assunto placebo, quelle che avevano assunto CEE più MPA avevano il 29% in più probabilità di avere una diagnosi di carcinoma mammario, e questo risultato negativo è anch’esso coerente con i dati preliminari di questo studio. Nell’analisi estesa, alla somministrazione di CEE più MPA è stato associato un aumento del rischio di morte per cancro al seno, anche se questo non raggiungeva la significatività statistica.

Tra le principali limitazioni dello studio vi è il fatto che le analisi della mortalità per cancro al seno non erano specificate nel protocollo. Tuttavia la morte per cancro al seno è l’esito clinicamente più rilevante del carcinoma mammario – ha fatto notare Chlebowski. Inoltre gli studi hanno valutato rispettivamente una dose e uno schema di CEE più MPA, o CEE da soli, e quindi i risultati non possono applicarsi ad altri preparati, dosi o programmi.

Liliana Scaffa