
Il congresso ESMO 2025, che si apre oggi a Berlino fino al 21 ottobre, si preannuncia come un’edizione di svolta non solo sul piano delle novità terapeutiche, ma anche su quello, sempre più cruciale, delle politiche per un accesso universale e sostenibile alle cure oncologiche. L’attenzione si concentra quest’anno su due direttrici convergenti: da un lato, la precisione terapeutica guidata da nuovi biomarcatori molecolari e digitali; dall’altro, la costruzione di un sistema di cure più equo, integrato e orientato al valore, in linea con la visione dell’ESMO per la prossima decade.
Sul fronte clinico, uno dei momenti più attesi è la presentazione dello studio IMvigor011, che per la prima volta dimostra l’efficacia di un approccio ctDNA-guidato, in questo caso nel carcinoma uroteliale muscolo-invasivo. Lo studio di fase III ha mostrato che, nei pazienti ctDNA-positivi dopo cistectomia, la terapia adiuvante con atezolizumab migliora in modo significativo la sopravvivenza libera da malattia rispetto al placebo. Un risultato che apre la strada a percorsi post-chirurgici più mirati, basati sull’evidenza di malattia molecolare residua (MRD) e potenzialmente capaci di ridurre trattamenti inutili, tossicità e costi. Accanto all’urologico, si attendono altri late-breaking abstracts con impatto potenzialmente ridefinente nel tumore del polmone e nella mammella metastatica, soprattutto in sottogruppi biomarcati (HER2-low, mutazioni rare, TNBC), così come nuovi dati sulle combinazioni anti–CLDN18.2 nei tumori gastro-esofagei.
Nel complesso, il congresso sembra confermare un trend ormai maturo: la transizione da un’oncologia “istologica” a una oncologia delle firme molecolari e dei segnali digitali. Ma ESMO 2025 non è solo innovazione tecnologica: è anche e soprattutto riflessione politica. Il Public Policy Track dedica sessioni di alto profilo al tema dell’equità di accesso e della sostenibilità dei sistemi oncologici europei, in coerenza con l’EU Cancer Mission e il Beating Cancer Plan. Al centro del dibattito, le disuguaglianze tra Paesi e tra regioni (tema dolente anche per noi in Italia), i tempi di rimborso dei farmaci innovativi, la carenza di personale specializzato, ma anche il potenziale dell’intelligenza artificiale e della digitalizzazione per ridurre – e non ampliare – le distanze tra pazienti e centri di cura.
Proprio l’AI sarà uno dei fili rossi del congresso: dalle applicazioni in patologia digitale per predire il rischio di recidiva e orientare l’adiuvante, alle piattaforme di remote monitoring e patient-reported outcomes che permettono di seguire i pazienti a domicilio, migliorando sopravvivenza e qualità di vita. Si parlerà anche di “equity by design” nei trial clinici digitalizzati: criteri di inclusione più ampi, materiali multilingue e formazione anti-bias per evitare che l’innovazione riproduca vecchie esclusioni. Infine, non mancheranno riferimenti al nuovo AI Act europeo, che introduce regole chiare per l’uso sicuro e trasparente dell’intelligenza artificiale in sanità: requisiti di tracciabilità, supervisione umana, e monitoraggio post-market per i sistemi ad alto rischio. Un quadro normativo che, se correttamente implementato, potrà offrire fiducia e legittimazione all’uso clinico dell’AI, accompagnandone la diffusione nei centri oncologici europei.
In sintesi, l’ESMO di Berlino promette di definire una nuova grammatica della cura oncologica: più personalizzata, fondata su evidenze molecolari e digitali, ma anche più giusta e sostenibile. Per gli oncologi italiani e non solo, le domande chiave saranno due: come tradurre questi avanzamenti nella pratica clinica quotidiana – dai test ctDNA alla patologia digitale, fino ai PROMs – e come assicurare che l’innovazione resti accessibile a tutti, senza creare nuovi profili di disuguaglianza.


