
L’inibitore di ALK ceritinib garantisce una progression free survival (PFS) più elevata rispetto alla chemioterapia nei pazienti con NSCLC già trattati con crizotinib. Lo suggeriscono i risultati dello studio di fase III ASCEND-5, presentati al Congresso dell’European Society of Medical Oncology (ESMO) in corso a Copenhagen.
Un team internazionale di ricercatori coordinato da Giorgio Scagliotti, direttore del Dipartimento di Oncologia dell’Università di Torino ha randomizzato 231 pazienti con NSCLC già trattati con crizotinib a chemioterapia (pemetrexed o docetaxel) o ceritinib. I pazienti de gruppo chemioterapia che andavano incontro a progressione di malattia venivano successivamente spostati al gruppo ceritinib. La PFS media del gruppo ceritinib è risultata significativamente più elevata del gruppo chemioterapia (5,4 vs 1,6 mesi, HR 0,49, p <0,001). Non è stata però purtroppo riscontrata alcune differenza di OS tra i due gruppi, “Probabilmente perché i pazienti che sono passati dal gruppo chemioterapia al gruppo ceritinib hanno “diluito” i risultati”, chiosa Scagliotti.
“Questo trial inaugura un nuovo paradigma del trattamento dopo il fallimento con crizotinib”, spiega ancora Scagliotti. “Sarebbe ora logico somministrare ai pazienti in prima linea crizotinib e in seconda linea ceritinib, così da avere una sequenza di farmaci attivi”.
David Frati
* Scagliotti G et al. Ceritinib vs chemotherapy (CT) in patients (pts) with advanced anaplastic lymphoma kinase (ALK)-rearranged (ALK+) non –small cell lung cancer (NSCLC) previously treated with CT and crizotinib (CRZ): results from the confirmatory phase 3 ASCEND-5 study. Abstract LBA42_PR, ESMO 2016.



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