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ESMO 2014: da Madrid in che direzione

By 29 Settembre 2014Aprile 7th, 2021No Comments
Dai congressi

Il congresso di quest’anno segna il record di iscritti: 19.800, ed insieme anche un forte incremento del numero dei membri dell’ESMO, ormai vicini a 10mila. Una crescita frutto di una politica ecumenica che ha fatto sì che s’iscrivessero sempre più extra-europei. Anche se l’Italia resta al primo posto per numero di iscritti ed esprime anche il Presidente eletto, Fortunato Ciardiello, ormai l’associazione conta molti asiatici e diversi africani fra i suoi membri (solo gli egiziani sono trecento). A differenza dell’ASCO che tende ad esportare il proprio modello organizzativo e la propria “filosofia”, l’ESMO appare più propensa ad un sincretismo più democratico delle opinioni e degli approcci. Non è un caso che nel dicembre del 2015 Singapore ospiterà così il primo ESMO ASIA, la prima assise organizzata dall’associazione europea in Oriente.

Per un’associazione che ha il 40% dei propri membri sotto i 40 anni, diviene fondamentale assicurarsi le basi per un futuro di eccellenza non soltanto a livello clinico, ma anche organizzativo e metodologico. Per esempio, Fausto Roila è stato chiamato ad animare a Madrid una sessione educazionale dell’ESMO giovani dedicata ad un confronto su come disegnare i trial clinici in Oncologia. In questi ultimi, il sempre più frequente switch in caso di successo dal braccio di controllo con terapia standard al braccio col farmaco del quale si vorrebbe misurare l’innovatività spesso non consente di portare a termine il confronto head to head sull’overall survival, l’unico metro definitivo per misurare l’efficacia delle nuove molecole.

Un’Oncologia di eccellenza cresce non soltanto grazie alle nuove terapie, ma anche all’adozione di comportamenti organizzativi virtuosi, adottati sulla base di scelte condivise con le agenzie preposte. In Italia, ed in altri Paesi europei, al di là delle ristrettezze economiche comuni a tutti, costituisce un problema crescente, ad esempio, la determinazione dei criteri di partnership per la realizzazione dei test genetici che sempre più aiutano a profilare il paziente in grado di giovarsi delle nuove terapie mirate. Chi se ne accolla il costo e l’organizzazione (fin qui supplita da società scientifiche, come in Italia AIOM e SIAPEC), e chi deve scegliere quali centri sono accreditati? Il modello francese, con la sua rete di 28 centri, potrebbe costituire un esempio per una regolamentazione a livello EMA; ma come questa, molte altre questioni sono sul tappeto.

Luciano De Fiore