
È noto da tempo che l’esercizio fisico deve far parte dello standard delle cure oncologiche. Oncoinfo se ne è occupato anche di recente, dedicando una serie video all’argomento. Ovvio quindi che anche all’ASCO si torni sul tema. Uno studio internazionale di ampie dimensioni ha dimostrato che un programma strutturato di esercizio fisico, intrapreso dopo l’intervento chirurgico e la chemioterapia adiuvante, è in grado di ridurre in modo significativo il rischio di recidiva o di insorgenza di un nuovo tumore, migliorando al contempo la sopravvivenza complessiva nei pazienti con carcinoma del colon in stadio III e in stadio II ad alto rischio.
Il trial clinico CHALLENGE ha arruolato 889 pazienti tra il 2009 e il 2023, provenienti da sei Paesi, con una netta prevalenza di partecipanti da Canada e Australia. Il 90% presentava un tumore allo stadio III, il restante 10% allo stadio II ad alto rischio. Tutti i pazienti avevano già ricevuto un trattamento chirurgico con intento curativo seguito da chemioterapia adiuvante. I partecipanti sono stati randomizzati a seguire un programma strutturato di attività fisica (445 pazienti) oppure a ricevere materiali informativi sull’attività fisica e sulla corretta alimentazione (444 pazienti), in aggiunta al follow-up oncologico standard.
Il programma di esercizio prevedeva il supporto di un consulente dell’attività fisica, con incontri bisettimanali per i primi sei mesi, poi mensili, e la possibilità di sessioni aggiuntive. Ai pazienti veniva fornita una vera e propria “prescrizione di esercizio” personalizzata. I risultati hanno mostrato che entrambi i gruppi miglioravano la funzione fisica, ma i benefici sono stati significativamente maggiori e più duraturi nel gruppo che seguiva il programma strutturato: dopo tre anni, questi pazienti mantenevano miglioramenti rilevanti nella capacità di esercizio fisico (VO2 max stimato) e nella distanza percorsa in sei minuti di cammino.
L’endpoint principale dello studio, la sopravvivenza libera da malattia, è risultato nettamente a favore del gruppo attivo: dopo un follow-up mediano di 7,9 anni, il 21% dei pazienti nel gruppo con esercizio fisico ha presentato una recidiva, contro il 29,5% nel gruppo di controllo. Il tasso di sopravvivenza libera da malattia a cinque anni è stato dell’80% nel gruppo attivo rispetto al 74% nell’altro, con una riduzione del rischio di recidiva o nuovo tumore pari al 28%. Anche la sopravvivenza globale è risultata significativamente migliore nei pazienti fisicamente attivi: a otto anni, la sopravvivenza era del 90% nel gruppo con esercizio e dell’83% in quello di controllo, con una riduzione del rischio di morte pari al 37%. Tuttavia, i pazienti del gruppo attivo hanno riportato un numero maggiore di eventi avversi muscoloscheletrici (19% contro 12%), anche se solo nel 10% dei casi tali eventi erano direttamente riconducibili al programma di esercizio.
Secondo il principal investigator Christopher Booth, oncologo alla Queen’s University di Kingston, in Canada, i risultati offrono finalmente una risposta concreta a una delle domande più frequenti da parte dei pazienti: “Cosa posso fare in più per migliorare le mie prospettive?”. L’attività fisica supervisionata, condotta con regolarità e secondo un programma personalizzato, si configura così non solo come un complemento utile al trattamento oncologico, ma come un vero e proprio intervento modificante la storia naturale della malattia.
Ulteriori analisi sui campioni biologici raccolti dai pazienti arruolati permetteranno di esplorare i meccanismi biologici attraverso cui l’attività fisica contribuisce a ridurre il rischio di recidiva. Lo studio CHALLENGE è stato sostenuto da enti di ricerca pubblici e filantropici di Canada, Australia e Regno Unito, tra cui il Canadian Cancer Society, il National Health and Medical Research Council, Cancer Research UK e la University of Sydney Cancer Research Fund.
Fonte: Abstract LBA3510


