Esercizio fisico come terapia oncologica: dalle prove all’implementazione

A cura di Alessio Malta By 20 Ottobre 2025Ottobre 22nd, 2025No Comments
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Gli studi CO.21 CHALLENGE e QUALIOR presentati al congresso della European Society of Medical Oncology (ESMO) in corso a Berlino dimostrano una volta di più che l’esercizio fisico come terapia oncologica ha ormai un numero sufficiente di evidenze a supporto, ma l’implementazione pratica deve ancora affrontare sfide significative.

Lo studio di fase III CO.21 CHALLENGE ha definitivamente elevato l’esercizio fisico strutturato a intervento clinico essenziale nel percorso terapeutico del paziente oncologico. I risultati mostrano un miglioramento significativo nella sopravvivenza libera da malattia (DFS) a 5 anni per il carcinoma del colon di stadio II–III, con l’80,3% nel gruppo di esercizio contro il 73,9% nel gruppo di sorveglianza. Un’evidenza che imporrebbe l’urgenza di integrare l’attività fisica nei protocolli clinici routinari. Ma il passaggio alla pratica si scontra con barriere di aderenza e organizzative che lo rallentano e lo ostacolano. I dati dello studio CHALLENGE rivelano un calo dell’aderenza alle sessioni strutturate, che dal 77% nei primi sei mesi scende al 53% nel periodo 13-36 mesi. Una forte adesione iniziale e fattori come un BMI inferiore o l’uso di oxaliplatino sono predittori di mantenimento. I pazienti continuano comunque a percepire ostacoli psicologici, come il timore di esacerbare sintomi o la malattia, e la gestione della fatigue. In questo contesto il ruolo dell’oncologo e degli operatori sanitari è centrale, ma spesso, a oggi, limitato. Solo circa il 40% degli HCPs discute attivamente l’esercizio fisico con i pazienti, e la maggioranza (76%) riconosce la necessità di una formazione più specifica.

La questione si estende alla valutazione degli esiti. I risultati contrastanti dello studio di fase II/III QUALIOR, che non ha mostrato impatto significativo su fatigue o QoL in pazienti metastatici, suggeriscono che gli attuali strumenti di valutazione potrebbero non cogliere a pieno i benefici “olistici” dell’esercizio fisico, rendendo necessaria l’identificazione di endpoint più sensibili. In sostanza, per standardizzare l’esercizio fisico come intervento terapeutico è fondamentale affrontare l’inerzia organizzativa, investire nella formazione degli specialisti, identificare i predittori di aderenza e superare le barriere culturali, garantendo un’integrazione efficace e sostenibile nel patient journey.