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Equità nelle cure e innovazione: è possibile?

A cura di Luciano De Fiore By 27 Maggio 2022No Comments
Congressi

Davvero è possibile, oggigiorno, promuovere un’assistenza oncologica equa attraverso l’innovazione? È il titolo del congresso ASCO di quest’anno e più che altro configura una sfida. Lo vediamo anche nel nostro Paese, per il Piano nazionale di ripresa e resilienza: una metà dei fondi del Pnrr sarà utilizzata direttamente dagli enti locali, dalle Regioni, dai Comuni; il che richiede di alzare ovunque il livello di innovazione, di proattività, di competenze del personale che attualmente non è garantito uniformemente nel nostro Paese. Solo così gli interventi renderanno l’assistenza più giusta, garantendo che le risorse siano distribuite in modo sensato sul territorio nazionale.

Il tema di quest’anno è del tutto in continuità con quello dello scorso anno che era equità. Le disuguaglianze sanitarie nell’assistenza oncologica si manifestano in modi e contesti diversi. Ad esempio, è ormai assodato che le persone di colore affette da cancro vanno incontro ad esiti peggiori per la maggior parte dei tipi di tumore rispetto agli altri gruppi razziali ed etnici. Sappiamo anche che i malati oncologici nelle aree rurali americane hanno maggiori difficoltà ad accedere a cure specialistiche, per non parlare dell’Africa e di diversi Paesi asiatici. Lo conferma anche Stephanie Walker riferendo i dati di uno dei primi lavori presentati (abstract 1014): un sondaggio condotto su pazienti affette da tumore al seno metastatico ha rilevato che l’83% delle intervistate di colore era abbastanza o molto propenso a prendere in considerazione la partecipazione a uno studio clinico; tuttavia, il 40% delle intervistate ha riferito di non essere stato informato dai propri terapeuti dell’opportunità di arruolarsi in uno studio, a conferma dell’importanza del ruolo dei team sanitari nel promuovere la partecipazione ai trial clinici.

È chiaro a tutti, almeno dopo la pandemia, che non ci si salva da soli; la sfida attuale nella cura del cancro è quindi innanzitutto una lotta alle ingiustizie, per trattare ogni persona in modo equo e rispettoso dei diritti, consapevoli dell’impatto dei fattori socio-economici sulla salute di ognuno. Proprio nel tentativo di evidenziare le disuguaglianze nelle cure oncologiche durante la pandemia da COVID-19, l’ASCO ha lanciato la Mappa Interattiva dell’Oncologia, uno strumento di visualizzazione dei dati che consente di esplorare la distribuzione geografica dei fattori sistemici e socioeconomici che influenzano l’erogazione delle cure oncologiche negli Stati Uniti. Gli utenti possono filtrare i dati sulla demografia della popolazione e sui fattori di rischio in base alla località, sovrapponendoli ai dati specifici della COVID provenienti dal Registro COVID-19 in Oncologia (noto anche come Registro ASCO) e da altre fonti autorevoli.

Quest’anno la sfida si complica, perché ci si chiede se la lotta alle ingiustizie può essere favorita dal ricorso all’innovazione. Sappiamo bene però che innovazione è un concetto complesso, perfino ambiguo. Anche è bene non farsi spaventare dalla complessità, dobbiamo tener conto dei cambiamenti introdotti dalle novità autentiche e saperli gestire attraverso una nuova governance, sia che intervengano sul piano terapeutico sia su quello assistenziale e organizzativo. Non è necessario scomodare sempre l’esempio dell’energia atomica, basta pensare al filo spinato: quando fu inventato, nel 1873, rivoluzionò la tecnica dei recinti negli Stati Uniti in agricoltura e negli allevamenti di bestiame. Ma poi il filo spinato è diventato simbolo di segregazione, esclusione e conflitto. La vera innovazione, insomma, ha facce diverse. Questo è vero soprattutto quando l’innovazione non è incrementale (non migliora soltanto qualcosa che già esiste), ma è rivoluzionaria: e in oncologia, negli ultimi dieci anni, abbiamo assistito a veri e propri cambiamenti di paradigma, ad esempio grazie all’immunologia applicata alla cura.

In occasione di congressi come l’ASCO o l’ESMO o l’AHA si ha come l’impressione che il ritmo delle novità sia fin troppo incalzante, che la clinica stenti a seguire la ricerca, a metabolizzarla e ad assorbirla. Bisogna porre dunque la massima attenzione affinché l’innovazione sia sostenibile e non finisca, paradossalmente, con l’aumentare le ingiustizie invece che ridurle, anche perché spesso le nuove terapie e i loro costi gestionali sono molto rilevanti: da anni il tema della tossicità finanziaria è di casa nei congressi ASCO, anche grazie ai contributi originali apportati dalla scuola oncologica italiana. Eppure il congresso 2022 scommette su un’oncologia in grado di concorrere ad un’innovazione che consenta a tutta la popolazione del pianeta di migliorare. In ambito oncologico, significa concentrare l’attenzione, e le risorse, su nuovi farmaci che rispondano a “unmet medical need”, a malattie gravi e orfane, oppure che forniscano un reale valore terapeutico aggiunto, cioè un miglioramento importante rispetto alle terapie esistenti, specie – ma non solo – in termini di sopravvivenza globale, come da tempo sostengono sempre più clinici e ricercatori, a cominciare da chi – e non è un caso – lavora magari nelle oncologie della parte affluente del mondo, ma ha ben presenti le difficoltà dei tre quarti più svantaggiati, come Bishal Gyawali (Queen’s University, Kingston, Canada), Vinay Prasad (University of California San Francisco, USA) e Manasi Kumar (University of Washington, USA).

Per ottenere questi risultati, occorre ripensare anche la gestione dei finanziamenti della ricerca, valorizzando i bisogni e le voci di chi dovrebbe contare di più nella loro allocazione. Per una salute, oncologica e non, davvero globale sono necessari sistemi che rafforzino comportamenti riflessivi. Come non tener conto, per esempio, che i dati sanitari costituiscono un mercato vero e proprio? Che esiste perfino un mercato nero dei dati clinici dei pazienti 20 volte più prezioso di quello delle carte di credito? La clinica è sempre più intrecciata alla governance della sanità e questo ASCO sembra volerlo sottolineare.