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Equità, innovazione e mercato

A cura di Luciano De Fiore By 4 Giugno 2022No Comments
Congressi

Equità e uguaglianza nell’accesso: è il tema di quest’anno a Chicago. Ragionando nello spazio concettuale dello “sviluppo umano”, spazio peraltro accreditato dall’ONU e che fa riferimento ad autori importanti come Amartya Sen e Martha Nussbaum, si può accogliere il tema dell’ASCO anche come un paradosso, o come una sfida.

Il fatto è che il prezzo dei farmaci continua a essere un tema decisamente importante, anche per il congresso di quest’anno. La spesa per i farmaci oncologici è più che triplicata negli ultimi dieci anni e si prevede che crescerà di un altro 50% nei prossimi cinque. D’altra parte, è noto che l’oncologia è il più grande motore per la ricerca e sviluppo dell’industria biofarmaceutica e anche quello che cresce più rapidamente. Degli oltre 6.000 prodotti terapeutici candidati ad entrare prima o poi nella farmacopea e in fase di sviluppo attivo, in crescita del 68% rispetto al 2016, quelli destinati all’oncologia rappresentano il 37% del totale. E molte delle molecole candidate si annunciano come veri e propri blockbuster sul mercato del farmaco per i prossimi anni, in grado di stravolgere al rialzo le stime di profitto di alcune aziende, così come è accaduto negli ultimi due esercizi finanziari a causa della pandemia da Covid-19.

Le sessioni quindi affrontano lodevolmente temi etici decisivi, come l’universale accesso alle cure e la lotta alle perduranti disparità rispetto al censo e all’appartenenza razziale dei malati oncologici, ma è pur vero che sia le sessioni poster, sia le orali presentano decine di studi incentrati su nuove terapie, molte delle quali assai costose. Il tema ufficiale del congresso (Advancing Equitable Cancer Care Through Innovation) deve dunque fare i conti anche con una realtà che, pur rappresentando anche l’innovazione, ha solide radici nelle ragioni di un mercato oltremodo dinamico. Occorre insomma tenere a mente che, quando si parla di equità nel settore oncologico, probabilmente più che in qualsiasi altra categoria terapeutica, restano aperte numerose domande-chiave: cosa intendiamo davvero per equità? Come possono i pazienti avere accesso agli studi clinici oncologici indipendentemente dal loro codice postale? Come sarà possibile per i pazienti dei Paesi a basso reddito o non coperti da sistemi sanitari universalistici pagare e accedere ai trattamenti innovativi?

Non possiamo salutare che con soddisfazione la disponibilità di nuove terapie, alcune delle quali davvero risolutive e in grado di cambiare la pratica clinica, pur sapendo che la loro immissione nella clinica, come sempre, comporterà delle scelte, anche per quei Paesi – come l’Italia – in cui la spesa per la sanità è a carico della fiscalità generale. Resta infatti comunque la difficoltà dei pagatori pubblici e privati di assicurare la sostenibilità della spesa a lungo termine, specie se sul mercato s’imporranno anche nuove terapie certamente costose, ma non altrettanto certamente capaci di segnare miglioramenti sostanziali nella sopravvivenza e nella qualità della vita dei pazienti oncologici. Confidiamo nei nostri autorevoli organismi regolatori, affinché l’innovazione proceda a braccetto con l’equità.