
Al congresso di Chicago, i risultati dello studio di fase III EMERALD-3 (NCT05301842) erano tra i più attesi nell’area dell’oncologia epatobiliare. Lo studio dimostra che l’aggiunta del regime immunoterapico STRIDE (Single Tremelimumab Regular Interval Durvalumab) alla chemoembolizzazione transarteriosa (TACE), con o senza lenvatinib, migliora significativamente la sopravvivenza libera da progressione rispetto alla sola TACE in pazienti con epatocarcinoma (HCC) non resecabile ma eleggibile all’embolizzazione (eeHCC). I dati sono stati presentati (abstract LBA4000) nella sessione orale dedicata ai tumori gastrointestinali, a firma di Ghassan K. Abou-Alfa del Memorial Sloan Kettering Cancer Center.
Il razionale dello studio si inserisce in un contesto clinico di forte necessità insoddisfatta. La TACE è standard di cura globale per l’eeHCC da oltre vent’anni, ma la risposta si esaurisce tipicamente entro 8-10 mesi, con progressione quasi inevitabile e senza che ad oggi esista un’opzione sistemica approvata per questa categoria di pazienti. EMERALD-3 si è proposto di colmare questa lacuna mutuando dall’esperienza acquisita nel setting avanzato: il regime STRIDE, che combina una dose singola di tremelimumab (anti-CTLA-4, 300 mg) con durvalumab (anti-PD-L1, 1500 mg ogni 4 settimane), aveva già dimostrato un beneficio di sopravvivenza globale rispetto a sorafenib nello studio HIMALAYA, con dati di follow-up a sei anni che ne confermano la durevolezza del beneficio. L’ipotesi biologica è che la TACE induca una risposta immunitaria antitumorale attraverso il rilascio di antigeni, creando così un terreno favorevole al potenziamento con l’immunoterapia.
Su OncoInfo, il tema dell’immunoterapia di combinazione nell’HCC, inclusi i dati relativi all’integrazione con la TACE in stadi più precoci della malattia, era stato affrontato nell’ottobre 2025 in occasione del congresso ESMO GI, anche alla luce dei risultati dello studio ABC-HCC con atezolizumab più bevacizumab. EMERALD-3 ha arruolato 760 pazienti (≥18 anni, prevalentemente maschi, 83,2%, e asiatici, 72,1%) in 171 centri di 22 Paesi, randomizzati in tre bracci: STRIDE più lenvatinib (8 o 12 mg/die per os) più TACE (293 pazienti), STRIDE più TACE (175 pazienti), o TACE da sola (292 pazienti). L’endpoint primario era la PFS per il confronto tripletta vs. TACE; endpoint secondari chiave includevano OS per la tripletta e PFS più OS per STRIDE più TACE vs. TACE. I pazienti erano stratificati per regione geografica, precedente embolizzazione palliativa e carico tumorale basale secondo i criteri Up-To-Seven.
I risultati, al data cut-off del 23 febbraio 2026, mostrano che STRIDE più lenvatinib più TACE ha soddisfatto l’endpoint primario con un miglioramento statisticamente significativo della PFS rispetto a TACE (HR 0,70; IC 95% 0,57-0,86; p=0,0007), portando la mediana da 9,8 a 13,0 mesi. In termini di OS, con una maturità del 40%, si osserva un trend positivo (HR 0,84; IC 95% 0,65-1,09; p=0,1814) e una mediana di 39,5 mesi vs. 34,7 mesi per la sola TACE, con un tasso di OS a 24 mesi del 66,9% vs. 61,5%. Notevolmente, anche il braccio STRIDE più TACE senza lenvatinib ha mostrato un miglioramento sia della PFS (HR 0,71; IC 95% 0,56-0,91; mediana 12,9 vs. 8,1 mesi) che dell’OS (HR 0,70; IC 95% 0,51-0,95), con un tasso di OS a 24 mesi del 68% vs. 57,8% nel gruppo controllo, pur non essendo formalmente testato in via confermativa a questa analisi intermedia con maturità del 45%. Complessivamente, il profilo di sicurezza è risultato coerente con i dati noti dei singoli agenti: la frequenza di eventi avversi correlati al trattamento di grado 3-4 è stata del 62,7% per la tripletta, del 48,6% per STRIDE più TACE e del 18,6% per la sola TACE, senza segnali nuovi o inattesi.
“STRIDE rappresenta un avanzamento significativo per i pazienti con HCC eleggibile all’embolizzazione, che attualmente non dispongono di opzioni sistemiche per contenere la progressione, con una tendenza al miglioramento della sopravvivenza”, ha dichiarato Abou-Alfa. Il commento dell’esperto ASCO Vishwanath Sathyanarayanan ha sottolineato come i risultati siano “potenzialmente practice-changing” per gli oncologi medici che trattano l’epatocarcinoma a livello globale. AstraZeneca ha già avviato colloqui con le autorità regolatorie internazionali sulla base di questi dati, mentre lo studio prosegue per le analisi finali di OS.


