Digiuno peri-chemioterapia associato a miglior risposta nel carcinoma ovarico sieroso

A cura di Luciano De Fiore By 21 Maggio 2026Maggio 30th, 2026No Comments
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Tra i primi trial degni di attenzione presentati a Chicago al congresso ASCO 2026 c’è anche uno studio italiano, secondo il quale un breve periodo di digiuno prima e dopo la chemioterapia potrebbe migliorare la risposta al trattamento nelle pazienti con carcinoma ovarico sieroso ad alto grado (HGSOC). Lo studio pilota randomizzato, condotto presso la Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli di Roma, ha osservato che il digiuno peri-chemioterapia si associa a una riduzione dei livelli di insulina, a una migliore risposta patologica ai trattamenti neoadiuvanti e a un prolungamento della sopravvivenza libera da progressione: “Nonostante i progressi della chirurgia e della chemioterapia, le pazienti con carcinoma ovarico avanzato continuano ad avere prognosi sfavorevoli”, spiega Claudia Marchetti, autrice principale dello studio. “Serve quindi individuare strategie sicure, a basso costo e facilmente applicabili che possano aumentare l’efficacia delle terapie”.

L’interesse per il digiuno durante i trattamenti oncologici è cresciuto negli ultimi anni, soprattutto per i possibili effetti metabolici e immunologici in grado di rendere le cellule tumorali più vulnerabili alla chemioterapia. Secondo Eleonora Teplinsky del Valley-Mount Sinai Comprehensive Cancer Care, “si tratta di un’area di ricerca promettente che merita studi più ampi”. Il trial ha coinvolto 36 pazienti con carcinoma ovarico sieroso ad alto grado in stadio III o IV, con età media di 62 anni. Tutte hanno ricevuto tre cicli di chemioterapia neoadiuvante con carboplatino e paclitaxel prima dell’intervento chirurgico. Le partecipanti sono state randomizzate a due strategie alimentari: digiuno controllato oppure alimentazione libera. Nel gruppo digiuno, le pazienti dovevano astenersi quasi completamente dal cibo per 36 ore prima e 24 ore dopo ogni ciclo di chemioterapia. Erano consentiti acqua, tisane, modeste quantità di brodo vegetale e fino a due litri di succo vegetale, senza superare le 350 calorie giornaliere.

Dopo tre cicli di trattamento, i livelli di insulina si erano ridotti nel gruppo digiuno, mentre aumentavano nel gruppo controllo. Ma il dato più rilevante riguarda la risposta tumorale: quasi il 60% delle pazienti che avevano digiunato ha ottenuto una risposta patologica completa o quasi completa alla chemioterapia, contro meno del 20% nel gruppo con alimentazione regolare. Anche la sopravvivenza libera da progressione appare favorevole. A circa 18 mesi di follow-up, le stime indicano una mediana di progression-free survival di 38 mesi nelle pazienti sottoposte a digiuno, rispetto a 24 mesi nel gruppo controllo. I ricercatori hanno inoltre osservato modificazioni immunologiche compatibili con una maggiore efficacia della chemioterapia: nelle pazienti che digiunavano erano presenti meno cellule immunitarie specializzate associate alla progressione tumorale.

Dal punto di vista della tollerabilità, tutte le pazienti del gruppo digiuno hanno completato il trattamento previsto. Gli effetti collaterali più frequenti — riduzione dei globuli bianchi ed emoglobina — sono risultati sovrapponibili nei due gruppi e coerenti con la tossicità attesa della chemioterapia. Gli autori stanno ora proseguendo le analisi per comprendere meglio i meccanismi biologici coinvolti, in particolare il rapporto tra metabolismo, sistema immunitario ed efficacia delle terapie antitumorali. È inoltre previsto un trial più ampio per confermare questi risultati preliminari.