Dalla Cina arriva ivonescimab: il bispecifico anti-PD-1/VEGF prolunga la OS nel NSCLC squamoso

A cura di Luciano De Fiore By 31 Maggio 2026Giugno 11th, 2026No Comments
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Non è soltanto un risultato clinico potenzialmente rilevante nel tumore del polmone. La presentazione in sessione plenaria all’ASCO 2026 di Shun Lu (Shanghai Chest Hospital) dei dati dello studio HARMONi-6 segna anche un passaggio simbolico nella geografia globale dell’innovazione oncologica: per la prima volta nella storia del congresso americano, un farmaco sviluppato in Cina conquista il palco principale dell’oncologia mondiale. Il protagonista è ivonescimab, anticorpo bispecifico anti-PD-1/VEGF della biotech cinese Akeso Biopharma e co-sviluppato a livello globale con Summit Therapeutics. Nello studio di fase III HARMONi-6, il farmaco associato a carboplatino e paclitaxel ha dimostrato un vantaggio di sopravvivenza globale rispetto a tislelizumab più chemioterapia in pazienti con carcinoma polmonare non a piccole cellule squamoso avanzato. Si tratta di una popolazione clinicamente difficile, caratterizzata storicamente da minori opzioni terapeutiche e outcome peggiori rispetto agli adenocarcinomi polmonari. Ed è proprio in questo setting che i dati cinesi hanno attirato l’attenzione internazionale.

Dopo un follow-up mediano di 21,4 mesi, la sopravvivenza globale mediana è risultata di circa 28 mesi nel braccio ivonescimab contro 24 mesi nel gruppo trattato con tislelizumab e chemioterapia. Il rischio di morte si è ridotto del 34%. Già nelle analisi precedenti, lo studio aveva centrato l’endpoint di PFS: circa 11 mesi con ivonescimab rispetto a 9 mesi con tislelizumab. Uno degli aspetti più interessanti riguarda l’attività del farmaco indipendentemente dall’espressione di PD-L1. Come atteso, nel gruppo trattato con tislelizumab i risultati erano nettamente inferiori nei pazienti con PD-L1 basso o assente: sopravvivenza globale di circa 19 mesi nei tumori con PD-L1 <1%, contro 27 mesi nei casi PD-L1 positivi. Con ivonescimab, invece, il vantaggio sembra mantenersi anche nei tumori scarsamente esprimenti PD-L1. Al momento dell’analisi, in entrambi i sottogruppi così tanti pazienti erano ancora vivi da non consentire il calcolo della sopravvivenza mediana.

Il razionale biologico del farmaco punta sulla doppia inibizione simultanea del pathway immunologico PD-1 e dell’angiogenesi mediata da VEGF. Una strategia che mira a concentrare l’effetto antitumorale sulle cellule neoplastiche e sul microambiente tumorale, cercando di superare alcuni limiti dell’immunoterapia convenzionale. Lo studio ha arruolato 532 pazienti con NSCLC squamoso allo stadio IIIB, IIIC o IV, tutti trattati in prima linea. I profili di tossicità dei due bracci sono risultati sostanzialmente comparabili, con neutropenia, leucopenia e anemia tra gli eventi avversi più frequenti. Un lieve aumento degli episodi emorragici è stato osservato con ivonescimab (3% versus 1%).

Al di là del dato clinico, tuttavia, l’attenzione internazionale si concentra sempre più sul significato industriale e geopolitico di questa presentazione. Negli ultimi anni la Cina è diventata uno degli attori più dinamici dell’innovazione oncologica globale, passando rapidamente da grande piattaforma manifatturiera a fonte crescente di nuove molecole first-in-class o best-in-class. Ivonescimab rappresenta forse il simbolo fin qui più evidente di questa transizione. La scelta dell’ASCO di collocare i dati di HARMONi-6 in plenaria è stata interpretata da molti osservatori come un riconoscimento implicito del peso ormai raggiunto dalla ricerca oncologica cinese.

Non mancano però prudenza e interrogativi. Come ha osservato l’analista di Leerink Partners Daina Graybosch in un commento riportato da Fierce Biotech, la visibilità della sessione plenaria comporterà inevitabilmente un livello di scrutinio molto elevato. Lo studio, infatti, è stato condotto esclusivamente in Cina, e resta da capire quanto i risultati saranno riproducibili nelle popolazioni occidentali. Proprio per questo è in corso HARMONi-3, trial internazionale che sta valutando ivonescimab in pazienti con NSCLC in Stati Uniti, Europa e Asia. Resta comunque difficile ignorare il segnale che arriva da Chicago. Se fino a pochi anni fa i congressi oncologici internazionali guardavano alla Cina soprattutto come grande serbatoio di arruolamento per gli studi clinici, oggi Pechino si propone sempre più come produttore autonomo di innovazione terapeutica capace di competere ai massimi livelli anche sul terreno più simbolico: quello della sopravvivenza globale.

Fonte: abstr LBA4, J Clin Oncol 44, 2026 (suppl 17)