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Cura dei tumori in tempi di crisi

A cura di Luciano De Fiore By 22 Ottobre 2023Maggio 27th, 2024No Comments
Congressi

Oncoinfo si è già occupato in questi giorni, qui all’ESMO di Madrid, dei riflessi delle guerre in corso sull’insieme delle cure oncologiche. Come si pone un organismo internazionale così potente come la società europea di oncologia medica nei confronti delle altre due grandi crisi attuali, vale a dire il cambiamento climatico e l’epidemia di malattie non trasmissibili (MNT)? Ne ha parlato Bente Mikkelsen (NCDs Department, World Health Organisation, Svizzera) con una lettura dedicata (Foto: Mattis Sandblad).

Le due principali crisi globali del nostro tempo erodono entrambe i guadagni registrati negli ultimi anni in termini di salute, sviluppo e qualità della vita. Quel che è peggio, è che sono colpite più duramente le popolazioni povere ed emarginate. È ormai chiaramente dimostrato che un riscaldamento globale superiore a 1,5°C avrà impatti devastanti sulla salute in tutto il mondo; tuttavia, le conseguenze saranno peggiori nelle regioni e nelle aree altamente vulnerabili ai cambiamenti climatici, come i piccoli Stati insulari in via di sviluppo (SIDS). Nella maggior parte di questi Paesi, l’aumento della temperatura comporterà un aumento della morbilità e della mortalità prematura dovuta alle malattie non trasmissibili e alle malattie infettive sensibili al clima; alcuni SIDS diventeranno invivibili. Strette finanziarie, infrastrutture sanitarie inadeguate e carenza di forniture mediche vitali possono ostacolare in modo significativo la capacità di un sistema sanitario di fornire cure efficaci. Questi limiti possono derivare da limitazioni di bilancio, pressioni economiche o decisioni politiche. Le conseguenze possono essere devastanti, con ripercussioni sull’accesso dei pazienti, sulla qualità delle cure e sulla tenuta complessiva dei sistemi sanitari nazionali.

Parrebbe che l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) riesca ancora a svolgere un ruolo essenziale nel sostenere i Paesi nel rispondere e a risollevarsi da emergenze che impattano sulla salute pubblica, come epidemie, terremoti e crisi umanitarie. È ormai evidente quanto i sistemi sanitari debbano essere resilienti e che la resilienza può essere definita come la capacità degli attori sanitari, delle istituzioni e delle popolazioni di prepararsi e rispondere efficacemente alle crisi; di mantenere le funzioni principali quando una crisi colpisce; e, sulla base delle lezioni apprese durante la crisi, di riorganizzarsi non appena le condizioni lo permettono. La pandemia COVID-19 è suonata come un campanello d’allarme: le persone a rischio e affette da malattie non trasmissibili, tra cui il cancro, durante l’epidemia non erano protette adeguatamente, non erano diagnosticate, non erano trattate e correvano un rischio maggiore di morire. Quindi l’edificazione di sistemi sanitari resilienti è fondamentale. La premessa sembrerebbe poter contare su una copertura sanitaria universale, con alla base una copertura sanitaria primaria.

Le crisi che stiamo affrontando hanno profonde implicazioni per i pazienti oncologici, dai ritardi nelle diagnosi e dalle interruzioni delle terapie, alle sfide legate all’allocazione delle risorse e al burnout degli operatori sanitari. Affrontare queste implicazioni richiede un approccio multiforme che dia priorità alla continuità delle cure oncologiche, a strategie innovative per ridurre i ritardi e al sostegno degli operatori sanitari. Bente Mikkelsen ha assicurato che l’OMS continuerà ad impegnarsi nella collaborare con gli Stati membri, i partner e le parti interessate per promuovere sistemi sanitari resilienti in grado di affrontare queste sfide, così da fornire cure di alta qualità ai pazienti affetti da cancro, anche nelle circostanze più difficili. Evidentemente, sarà richiesto un ulteriore, costante sforzo politico per prevenire e controllare le malattie non trasmissibili, tumori compresi. Gli Stati membri hanno preso decisioni importanti nelle Assemblee mondiali della sanità e durante le Assemblee generali delle Nazioni Unite, e l’OMS ha sviluppato una guida per sostenere il lavoro di prevenzione e controllo proprie di quelle malattie, rafforzando la protezione finanziaria attraverso una copertura sanitaria universale. Dobbiamo ridurre l’onere del cancro riducendo i fattori di rischio modificabili come il tabacco, l’alcol, l’inattività fisica e le diete non salutari, oltre a ridurre i fattori ambientali e i determinanti sociali e commerciali della salute. Il Manifesto dell’ESMO presentato a congresso in questi giorni va nella medesima direzione. Il personale che lavora in oncologia ha un ruolo importante nell’applicazione di queste misure di salute pubblica. A loro volta, organizzazioni globali come l’OMS, l’ESMO e le società scientifiche avranno un ruolo cruciale da svolgere nel sostenere il personale oncologico. Potranno facilitare la condivisione delle conoscenze e la collaborazione tra gli operatori sanitari su scala globale, impegnandosi nella diffusione delle migliori pratiche, delle linee guida e dei risultati della ricerca relativi all’assistenza oncologica durante le crisi. Inoltre, queste organizzazioni possono promuovere politiche che migliorino la resilienza stessa dei sistemi sanitari, attraverso l’aumento degli investimenti in infrastrutture e risorse sanitarie e modalità innovative di erogazione dell’assistenza sanitaria.

Non da ultimo, giocherà un ruolo nel futuro immediato anche l’educazione e l’empowerment del paziente: a ognuno di loro dovrebbe essere fornite informazioni chiare sulle loro condizioni, sui piani di trattamento e sulle potenziali interruzioni, aiutando i pazienti a partecipare attivamente alle loro cure. Così responsabilizzate, le persone malate saranno meglio attrezzate per affrontare le sfide dell’assistenza sanitaria e prendere decisioni informate sul loro trattamento.

Un altro passo fondamentale per circoscrivere i danni alla salute durante le crisi, secondo la studiosa norvegese, consiste nell’implementazione di team di cura multidisciplinari che comprendano oncologi, infermieri, assistenti sociali e specialisti in cure palliative, in modo da migliorare l’assistenza ai pazienti in corso di crisi.