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Con il burnout non si scherza

Maria Nardoianni By 5 Giugno 2021Aprile 26th, 2022No Comments
Congressi

Gli oncologi lo sanno meglio di tutti. Così come sanno, per averlo sperimentato in questi mesi, che la pandemia ha esacerbato il senso di frustrazione e d’impotenza che a volte la professione comporta: all’ASCO è stato appena presentato uno studio di un focus group che descrive le conseguenze reali della pandemia e il suo impatto sul benessere degli oncologi e di riflesso sulla cura generale dei pazienti.

L’intento era di identificare qualsiasi potenziale intervento, sia organizzativo che individuale, che aiutasse in futuro a sostenere il coping degli oncologi. Sono stati allestiti quattro focus group virtuali, di 25 oncologi statunitensi iscritti all’ASCO, considerando il periodo da settembre a novembre del 2020. L’età mediana dei partecipanti era 47 anni (in un range da 35 a 69 anni), il 52% era donna e il 52% composto da minoranze. Il 76% era costituito da oncologi medici, alle prese con una mediana di 51,5 pazienti visti settimanalmente. Il 64% era sposato. Il 36% pratica nell’area medio-atlantica degli Stati Uniti.

Quali sono stati i risultati e le implicazioni chiave dei focus group? Ne è emerso che il burnout latente dell’oncologo è stato esacerbato dalla pandemia, che ha causato stress aggiuntivo, associandolo a interruzioni nelle terapie e nella ricerca, con ripercussioni sul piano finanziario e sanitario, oltre che a fattori di stress familiari personali legati all’esposizione al COVID-19.

Lo si comprende bene ascoltando alcune testimonianze riportate nell’intervento di Fay Hiubocky (University of Chicago): «Il burnout è stato reale. Il danno morale è stato tangibile. Il razzismo che è emerso è un grande problema. La cura dei bambini è un problema davvero rilevante. I problemi finanziari sono un grosso problema. E non so se stiamo affrontando tutto ciò davvero con tutte le nostre forze. Anche se stiamo incontrando una volta alla settimana tutti i diversi dipendenti coinvolti nei servizi per capire cosa e come possiamo fare al nostro meglio». Per stare ai soli termini economici, si è stimata una perdita di 4,6 miliardi di dollari annui.

Fortunatamente, ci sia avvia ad una ripresa che consentirà di recuperare una dimensione più umana, più intima con la persona malata, anche se – occorre dirlo – la telemedicina ha aiutato molto a superare questa fase così difficile. Ma, come ha ricordato Julio Frenk nella plenaria d’inizio congresso, la professione medica resta al fondo un atto d’amore nei confronti del prossimo. E qualsiasi atto d’amore si giova della prossimità, parola-chiave della sanità di domani.