Skip to main content

Comunicazione e responsabilità nelle cure oncologiche

A cura di Luciano De Fiore By 2 Giugno 2024No Comments
Congressi

La comunicazione tra paziente oncologico ed équipe dei curanti deve prevedere ampie conversazioni tra la persona malata e il personale sanitario riguardo agli obiettivi, alle preferenze e ai valori stessi del malato, nel contesto della malattia. Queste comunicazioni dovrebbero esser ripetute e longitudinali, evolvendosi nel tempo a seconda del decorso.

Purtroppo, queste conversazioni non avvengono di routine nella pratica oncologica. Secondo Manali Patel (Stanford School of Medicine), che il 2 giugno alle ore 8:00 presiede a Chicago una sessione educazionale del congresso dedicata all’argomento, dal titolo “Let’s Have the Conversation: Scaling Serious Illness Communication in Routine Oncology Care”, «circa il 70% delle persone affette da tumore ad uno stadio avanzato non ha una comunicazione appropriata con i propri curanti, e le percentuali sono ancora più basse tra chi è affetto da uno stadio iniziale della malattia».

La sessione discute ciò che ostacola queste conversazioni e le strategie per superarle, con un focus specifico sull’implementazione pratica di queste conversazioni nella cura. Tali conversazioni tra personale curante e pazienti oncologici sui loro obiettivi, valori e preferenze devono avvenire durante tutto il percorso di cura, non solo all’inizio o alla fine. Secondo la dottoressa Patel, è importante “demedicalizzare” queste comunicazioni. Ad esempio, nel paradigma attuale della cura, si tende a fare affidamento sui medici per iniziare queste conversazioni, laddove una quantità di evidenze dimostra che forse non dovrebbe essere così.

Un altro speaker della sessione, Christopher Manz (Harvard Medical School), si concentra sulle comuni barriere a queste comunicazioni e sulle strategie per superarle. Le barriere includono le sfide per ottenere un rimborso, il disallineamento finanziario delle pratiche, il tempo necessario per integrare queste conversazioni nella cura e la formazione richiesta per i medici e altri membri del personale. Tutto ciò, al fine di aiutare gli oncologi a comprendere le evidenze riguardo l’importanza della comunicazione delle malattie gravi e una serie di approcci che il personale sanitario può utilizzare per integrare queste conversazioni nella cura di routine, senza che ciò diventi un’altra delle cose di cui occuparsi senza averne il tempo né le risorse.

Un altro aspetto rilevante è identificare quei pazienti che trarrebbero maggior beneficio da queste conversazioni, magari anche grazie all’aiuto di strategie più avanzate che utilizzino l’intelligenza artificiale e l’apprendimento automatico. Come ha scritto Sandro Spinsanti nel suo libro più recente (La responsabilità della cura, Il Pensiero Scientifico Editore, 2024), «l’I care di ieri, di oggi, di sempre è il terreno su cui si distende la cura: quella riconducibile alla dea Cura, come quella con la lettera minuscola che prende forma nel terreno delle cure sanitarie».