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Colon retto, mantenimento con panitumumab + 5-FU: lo studio Valentino

By 8 Giugno 2018Maggio 12th, 2021No Comments
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Uno schema terapeutico più “a misura di paziente”, che combina l’anticorpo monoclonale anti EGFR panitumumab con 5 fluorouracile (5-FU), diminuendo la tossicità della chemio nella terapia di mantenimento per il tumore del colon retto. L’efficacia di questa strategia terapeutica è stata dimostrata dallo studio Valentino, un trial tutto italiano coordinato dall’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano presentato al meeting annuale dell’America Society of Clinical oncology (ASCO), appena conclusosi a Chicago.

Lo studio Valentino ha infatti documentato come l’utilizzo di questa combinazione consenta di ottenere un efficace controllo della malattia accompagnato da un sensibile miglioramento della qualità di vita dei pazienti, riconducibile alla possibilità di evitare l’impiego dell’oxaliplatino e la tossicità ad esso associata. In questo studio di Fase II randomizzato sono stati arruolati complessivamente 229 pazienti selezionati dal punto di vista molecolare (status wild-type dei geni RAS) provenienti da 29 centri diversi, distribuiti su tutto il territorio nazionale. Il disegno dello studio prevedeva che i pazienti fossero sottoposti a 8 cicli di terapia con panitumumab più FOLFOX-4 (oxaliplatino, acido folinico, 5-fluorouracile) per essere successivamente randomizzati a una terapia di mantenimento con panitumumab e 5-FU oppure panitumumab in monoterapia.

“Lo studio Valentino si propone di perfezionare l’utilizzo di trattamenti già disponibili nella pratica clinica, sia dal punto di vista della strategia di trattamento, sia del miglioramento dell’outcome per i pazienti e, in ultima analisi, della loro qualità di vita”, spiega Filippo Pietrantonio, ricercatore al Dipartimento di Oncologia ed Emato-Oncologia dell’Università Statale di Milano e coordinatore dello studio presso l’Istituto Nazionale Tumori (INT). (GUARDA L’INTERVISTA VIDEO) “L’obiettivo era stabilire quale terapia di mantenimento fosse la più efficace tra la combinazione panitumumab e 5-FU versus panitumumab in monoterapia, riducendo il carico di tossicità dell’oxaliplatino. Fino ad oggi, infatti, esistevano scarsissime evidenze su quale fosse la strategia di mantenimento con i farmaci anti EGFR, come panitumumab, in pazienti che ottengono un iniziale controllo di malattia dopo induzione con una chemioterapia standard associata al farmaco biologico”. Lo studio ha dimostrato che la terapia di mantenimento con panitumumab e 5-FU consente di evitare al paziente l’esposizione a oxaliplatino garantendo la medesima efficacia ma con un guadagno importante in termini di qualità di vita.

“Questo è un risultato notevole perché ci dice che possiamo eliminare la componente di tossicità della chemioterapia, mentre la prosecuzione della terapia biologica, nello specifico il panitumumab, consente di prolungare a lungo termine i benefici ottenuti inizialmente”, puntualizza Pietrantonio. “La prospettiva è utilizzare tutta l’enormità di materiale sia clinico sia biologico raccolto in questo studio per poter identificare dei sottogruppi di pazienti che possono beneficiare in particolar modo di alcune strategie di trattamento specifiche”.