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Che ASCO è quello del 2019?

By 2 Giugno 2019Maggio 12th, 2021No Comments
CongressiSpeciali

Chiedi un’opinione sul congresso, e alcuni ti rispondono: un ASCO “moscio”. Chiedi ad altri, che invece ti dicono: molto interessante, si toccano finalmente i nodi veri. Chi ritiene quest’edizione sottotono, ha preferito probabilmente quelle, recenti, contrassegnate dal botto delle nuove immunoterapie, prima nel melanoma, poi in altri distretti. Chi invece è soddisfatto, fa notare che il 2019 verrà invece ricordato come un congresso di svolta, in cui l’ASCO dimostra di aver acquisito piena consapevolezza del proprio ruolo non solo organizzativo, capace comunque di catalizzare l’interesse di cinquanta mila medici oncologi di tutto il mondo, ma della propria funzione formativa, educazionale e d’indirizzo “politico”.

La disponibilità crescente di nuove terapie e addirittura di nuovi modelli di concepire l’approccio terapeutico, grazie alla genetica e alla genomica, hanno imposto all’American Association of Clinical Oncology di arricchire l’agenda del congresso con molti e significativi contributi dedicati all’accesso e alla sostenibilità, come mai in precedenza. Quattro di questi sono presentati in plenaria.

All’inizio dell’anno, ASCO aveva identificato alcune disparità, in particolare razziali, nell’accesso all’assistenza, come area prioritaria di ricerca per accelerare i progressi contro il cancro. Secondo William Dale, uno studio dedicato all’impatto dell’espansione di Medicaid sul trattamento puntuale di pazienti afroamericani con tumori in stato avanzato, a paragone di pazienti caucasici, ha rappresentato un importante passo avanti nella comprensione di questo complesso problema.

È invece diffuso il timore che alcune conquiste recentissime, frutto dell’estensione della legge nota come Affordable Care Act (ACA) emanata dalla precedente Amministrazione (2010), possano essere messe in discussione. Ricordiamo che grazie a quel provvedimento, fino al 2016/17, ben 12 milioni e settecento mila cittadini americani hanno potuto sottoscrivere un’assicurazione, tagliando di 4 punti la percentuale di quelli privi di una qualsiasi assistenza sanitaria (dal 16 al 12%).

Eppure, nonostante i risultati siano evidenti, l’ASCO è chiamata ad una battaglia difensiva: un’analisi dei dati del National Cancer Database ha rilevato che dopo l’implementazione dell’ACA del 2010, i tumori dell’ovaio sono stati diagnosticati e trattati in fase più precoce tra le donne sotto i 65 anni. Il che ha fatto sì che più donne abbiano ricevuto un trattamento entro 30 giorni dalla diagnosi, vedendo così aumentare concretamente le possibilità di sopravvivenza. Secondo Merry-Jennifer Markham, “la diagnosi precoce e il trattamento tempestivo sono importanti per tutti i tipi di cancro ma, in particolare, per il carcinoma ovarico. Lo studio presentato a Chicago conferma quanto conti l’accesso all’assicurazione sanitaria e come possa aiutare a superare le disparità nell’accesso all’assistenza, migliorando in definitiva i risultati a lungo termine per i pazienti con tumore ovarico”.

Poter contare o meno su una copertura sanitaria diviene, letteralmente, questione di vita o di morte. Anche se, naturalmente, dove si vive e quale assicurazione uno abbia non dovrebbe influenzare la sopravvivenza in malattie come il mieloma multiplo. Ma non è così: per esempio, un nuovo studio su pazienti con mieloma multiplo ha analizzato le statistiche demografiche dalla banca dati nazionale statunitense sul cancro, identificando fattori socioeconomici diversi, tra cui l’assicurazione privata ed il vivere in un’area a più alto reddito, come associati al godere di terapie migliori. Il che consente loro di sopravvivere più a lungo. Secondo Catherine Diefenbach, si dovrebbe far di tutto per garantire che ogni paziente, indipendentemente da dove abita o dal suo status socioeconomico, riceva uguale accesso alle migliori cure oncologiche.

Giulia Volpe