Skip to main content

Carcinoma mammario HER2+, ulteriori analisi rinforzano il rivoluzionario dato di efficacia di trastuzumab deruxtecan

A cura di Redazione By 13 Dicembre 2021No Comments
Congressi

I dati del trial DESTINY-Breast03 presentati al San Antonio Breast Cancer Symposium 2021 confermano la significativa superiorità dell’ADC trastuzumab deruxtecan rispetto a trastuzumab emtansine (T-DM1) per la sopravvivenza libera da progressione (PFS) e il tasso di risposta globale (ORR) in sottogruppi pre-specificati di pazienti affette da carcinoma mammario HER2-positivo non resecabile e/o metastatico precedentemente trattato con trastuzumab e taxano, incluse le pazienti che presentano metastasi cerebrali.

Le analisi esplorative hanno mostrato un vantaggio simile di PFS e ORR in sottogruppi di pazienti caratterizzate in base alla presenza di metastasi cerebrali stabili, allo stato dei recettori ormonali, al numero di linee di terapia precedenti, al precedente trattamento con pertuzumab o allo stato delle metastasi viscerali. Nelle pazienti con metastasi cerebrali stabili al basale, il trattamento con trastuzumab deruxtecan ha dimostrato una sopravvivenza libera da progressione più elevata rispetto a T-DM1 (n=82; PFS da revisione centrale indipendente in cieco [BICR], hazard ratio [HR ]= 0,25; 95% CI: 0,13-0,45). Inoltre, al momento analisi dei dati il 21 maggio 2021, in questo particolare sottogruppo, trastuzumab deruxtecan ha portato ad un miglioramento della PFS raggiungendo una mediana di 15,0 mesi (95% CI: 12,5-22,2) rispetto ai 3,0 mesi del T-DM1 (95% CI: 2,8-5,8). Già a ESMO 2021 erano stati presentati i risultati di trastuzumab deruxtecan sulla popolazione complessiva dello studio, e avevano dimostrato una riduzione del 72% del rischio di progressione della malattia o di morte rispetto al T-DM1 (hazard ratio [HR] = 0,28; 95% CI: 0,22-0,37; p=7.8×10-22).

“Gli obiettivi principali nel trattamento del carcinoma mammario metastatico HER2-positivo, inclusi i casi con metastasi cerebrali stabili, sono quelli di migliorare i sintomi, stabilizzare o ridurre le dimensioni del tumore e migliorare la sopravvivenza”, spiega Sara Hurvitz, direttrice del programma di studi clinici sul tumore dlela mammella presso la David Geffen School of Medicine della UCLA e direttrice dell’Unità di ricerca clinica presso l’UCLA Jonsson Comprehensive Cancer Center a Santa Monica. “La più elevata sopravvivenza libera da progressione osservata nel sottogruppo di pazienti con metastasi cerebrali stabili al basale del DESTINY- Breast03 è incoraggiante e giustifica l’entusiasmo verso un’altra potenziale opzione terapeutica per quelle pazienti che hanno sperimentato una progressione della malattia con i trattamenti attualmente disponibili”.

Il tasso di risposta obiettiva (ORR) confermato per le pazienti con metastasi cerebrali stabili al basale (n=82) è stato del 67,4% (n=29; 95% CI: 51,5-80,9) nel braccio trastuzumab deruxtecan rispetto al 20,5% (n=8; 95% CI: 9,3-36,5) nel braccio T-DM1. In questo sottogruppo, ci sono state due risposte complete (CR) (4,7%) e 27 risposte parziali (PR) (62,8%) nelle pazienti trattate con trastuzumab deruxtecan rispetto a zero CR e otto PR (20,5%) in quelle trattate con T-DM1. Al cutoff dei dati, una paziente (2,3%) con metastasi cerebrali trattata con trastuzumab deruxtecan ha avuto una progressione di malattia (PD) rispetto a sette (17,9%) trattate con T-DM1. Una valutazione retrospettiva non pre-specificata della risposta intracranica, valutata con BICR tra 72 pazienti con metastasi cerebrali stabili, ha mostrato che il trattamento con trastuzumab deruxtecan ha portato a 10 CR (27,8%) e 13 PR (36,1%), rispetto a una CR (2,8%) e 11 PR (30,6%) del trattamento con T-DM1, fornendo la prova preliminare che il trattamento con trastuzumab deruxtecan è associato alla risposta tumorale intracranica e alla riduzione della malattia a livello cerebrale.

Il profilo di sicurezza degli eventi avversi più comuni con trastuzumab deruxtecan in DESTINY-Breast03 è in linea con i precedenti studi clinici di questo ADC nel carcinoma mammario, e non sono stati identificati nuovi segnali di sicurezza. Gli eventi avversi più comuni di grado 3 o superiore, che sono emersi dal trattamento, sono stati neutropenia (19,1%), trombocitopenia (7,0%), nausea (6,6%), leucopenia (6,6%), anemia (5,8%), affaticamento (5,1%), vomito (1,6%), aumento delle ALT (1,6%), diminuzione dell’appetito (1,2%), aumento delle AST (0,8%), diarrea (0,4%) e alopecia (0,4%). Complessivamente, il 10,5% dei pazienti ha avuto una malattia polmonare interstiziale (ILD) confermata o una polmonite farmaco-correlata, come determinato da un comitato di aggiudicazione indipendente. La maggior parte degli eventi ILD (9,7%) erano principalmente di basso grado (grado 1 (2,7%) o grado 2 (7,0%)) con due eventi di grado 3 (0,8%) riportati. Non si sono verificati eventi ILD o polmoniti di grado 4 o 5.