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Carcinoma colorettale metastatico MSI-H/dMMR: pembrolizumab anche in prima linea

By 29 Maggio 2020Maggio 12th, 2021No Comments
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La terapia di prima linea con pembrolizumab ha raddoppiato la progression free survival (PFS) rispetto alla chemioterapia nei pazienti con un tipo di carcinoma colorettale avanzato che presenta un elevato numero di mutazioni e di solito una cattiva prognosi. Questi i risultati di un’analisi intermedia dello studio KEYNOTE-177 presentati al meeting annuale 2020 dell’American Society of Clinical Oncology (ASCO).

Nel caso dei tumori MSI-H/dMMR (microsatellite instability high/mismatch repair deficient), la riparazione del DNA è compromessa con relativo aumento del numero di mutazioni, e i pazienti (che rappresentano circa il 5% del totale) sono meno sensibili alla chemioterapia convenzionale. Le immunoterapie come il pembrolizumab hanno dimostrato la loro efficacia come trattamento di seconda linea in caso di malattia avanzata, ma non erano ancora stati provati i suoi benefici per i pazienti nella prima linea. In particolare nella ricerca la sopravvivenza libera da progressione con pembrolizumab di prima linea è stata di 16,5 mesi rispetto agli 8,2 mesi con chemioterapia con o senza targeted-theraphy, rendendo di fatto pembrolizumab il nuovo standard di cura per i pazienti con carcinoma metastatico del colon-retto MSI-H/dMMR.

Lo studio ha incluso 307 pazienti che sono stati assegnati in modo casuale a ricevere pembrolizumab di prima linea per un massimo di 2 anni o, a scelta dello sperimentatore, a uno dei sei diversi regimi chemioterapici standard, selezionati prima della randomizzazione. Progression-free survival e sopravvivenza globale erano gli end point primari, mentre quelli secondari includevano il tasso di risposta globale e la sicurezza. Al follow-up a 12 e 24 mesi, la progression free survival con pembrolizumab era rispettivamente del 55,3% e 48,3% (37,3% e 18,6% con la chemioterapia). Anche la percentuale di pazienti con una riduzione delle dimensioni del tumore (tasso di risposta obiettiva) era migliore anche con pembrolizumab – 43,8% rispetto al 33,1% della chemioterapia. L’11% dei pazienti trattati con pembrolizumab (3,9% chemioterapia) ha avuto una risposta completa (nessun tumore rilevabile); Il 32,7% (29,2% chemioterapia) una riduzione delle dimensioni del tumore (risposta parziale); e il 30,9% (42,2% chemioterapia) una malattia stabile. La risposta con pembrolizumab è stata più duratura: l’83% dei pazienti (35% chemioterapia) che ha avuto una risposta oltre i 2 anni. Anche rispetto agli eventi avversi gravi correlati al trattamento pembrolizumab si è comportato meglio rispetto alla chemioterapia (22% vs. 66%), ma il profilo delle tossicità è molto diverso tra i due gruppi.

In conseguenza dell’analisi intermedia ai pazienti è stato consentito il passaggio dal gruppo chemioterapia a quello pembrolizumab e il prossimo passo è valutare l’overall survival.

Alessio Malta

Andre T, Shiu K-K, Tae Won K, Vittrup Jensen B, Jensen LH et al. Pembrolizumab doubles time to disease progression in patients with advanced colorectal cancer with specific DNA mutations. Abstract LBA4, ASCO 2020. https://meetinglibrary.asco.org/record/186928/abstract