
All’ASCO Gastrointestinal Cancers Symposium, in corso in questi giorni a San Francisco, ampio spazio è dedicato non solo alle novità terapeutiche, ma anche alle strategie di supportive care nei tumori gastrointestinali. In questo contesto si inserisce il poster CanPan (abstract 697), che presenta i risultati di uno studio randomizzato di fase II sull’uso della cannabis medica per ridurre il carico sintomatologico nei pazienti con adenocarcinoma pancreatico avanzato di nuova diagnosi.
Lo studio ha coinvolto 32 pazienti con malattia localmente avanzata o metastatica, candidati a chemioterapia citotossica e con almeno un sintomo clinicamente rilevante tra dolore, nausea o perdita dell’appetito, randomizzati a un accesso precoce alla cannabis medica nelle prime 8 settimane o a un accesso ritardato (controllo in lista d’attesa). L’intervento è stato realizzato attraverso una collaborazione con il Minnesota Medical Cannabis Program, che ha fornito certificazione, educazione e prodotti personalizzati senza costi per i pazienti, consentendo di superare alcune delle principali barriere regolatorie che hanno finora ostacolato la conduzione di studi clinici in questo ambito. Al basale, la popolazione presentava un’elevata prevalenza di sintomi moderati-severi, in particolare insonnia, dolore e anoressia, con circa un terzo dei pazienti già in trattamento con oppioidi.
L’endpoint primario di fattibilità è stato raggiunto, con tassi di arruolamento, aderenza al protocollo e compilazione dei questionari sui sintomi superiori ai target prefissati, mentre l’accettabilità dell’intervento è risultata elevata, con l’84% dei pazienti che ha dichiarato che raccomanderebbe la cannabis medica ad altri. Sul piano esplorativo, dopo 8 settimane i pazienti assegnati all’accesso precoce hanno mostrato un miglioramento numericamente maggiore – sebbene non statisticamente significativo – di dolore, appetito e insonnia rispetto al gruppo di controllo, insieme a una riduzione dell’uso di oppioidi espressa in equivalenti di morfina orale. Gli eventi avversi potenzialmente correlati alla cannabis, come secchezza delle fauci e capogiri, sono risultati complessivamente lievi e numericamente meno frequenti nel braccio di trattamento precoce.
Nel loro complesso, i dati presentati all’ASCO GI dimostrano la fattibilità e l’accettabilità di studi interventistici sulla cannabis medica in oncologia attraverso modelli di collaborazione con programmi statali e forniscono segnali preliminari di possibile beneficio sul controllo dei sintomi in una popolazione ad altissimo bisogno clinico. Gli autori sottolineano la necessità di ulteriori studi randomizzati di dimensioni maggiori per confermare l’efficacia e definire il ruolo della cannabis medica nel percorso di cura dei pazienti con tumore del pancreas avanzato.


