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Cancro e lavoro, difficoltà specifiche per i giovani adulti

By 11 Settembre 2017Maggio 12th, 2021No Comments
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Madrid sunset.

Due studi presentati al Congresso Annuale dell’European Society for Medical Oncology (ESMO) hanno indagato i fattori che limitano le capacità lavorative dei soggetti sopravvissuti a un cancro in gioventù o nella prima età adulta. È emerso che le difficoltà affrontate dai pazienti in questo ambito spesso dipendono dagli effetti a lungo termine, sia psicologici che fisiologici, dei trattamenti. Esiste poi una certa disparità, a livello europeo, per quanto riguarda la disponibilità di centri specializzati e di professionisti esperti in queste tematiche.

Lo studio NOR-CAYACS, realizzato dalla National Advisory Unit for Late Effects After Cancer Treatment dell’Oslo University Hospital, ha reclutato 1.198 pazienti con una diagnosi di cancro (melanoma, carcinoma colo-rettale, carcinoma mammellare di stadio I-III, linfoma non-Hodgkin o leucemia) effettuata tra il 1985 e il 2009, periodo in cui questi avevano tra i 19 e i 39 anni, e ancora in vita a settembre del 2015 (1). A questi i ricercatori hanno inviato un questionario riguardante gli effetti collaterali tardivi dei trattamenti anti-tumorali e lo status occupazionale, chiedendo ai soggetti di auto-assegnarsi un punteggio da 0 (nessuna abilità) a 10 (migliori abilità) in relazione alle proprie capacità lavorative (Work Ability Index). I punteggi minori sono risultati associati a un basso livello educativo, al sesso femminile e alla presenza di un linfedema, di fatica, di depressione e di una ridotta percezione della qualità della vita e del proprio stato di salute. Invece, non sono emerse relazioni significative tra le abilità lavorative e l’intensità dei trattamenti o la tipologia tumorale specifica (a eccezione del linfoma non-Hogkin, risultato associato a minori possibilità in termini occupazionali). “È necessario sviluppare una maggiore consapevolezza riguardo le potenziali difficoltà, legate agli effetti a lungo termine dei trattamenti, vissute dai soggetti sopravvissuti a un cancro”, ha commentato Cecile Kiserud, responsabile della ricerca. Concetto ribadito anche da Gilles Vassal, direttore della sezione di Clinical Research del Gustave Roussy di Villejuif: “I giovani pazienti che sopravvivono a un cancro dovrebbero essere informati riguardo le potenziali tossicità e, inoltre, monitorati in modo da minimizzare la gravità di queste sequele a lungo termine. È poi necessario progettare trial clinici prospettici che permettano di individuare i trattamenti con un rischio minore di reazioni tardive”.

Un secondo studio sul tema, presentato a Madrid e pubblicato online su ESMO Open, è stato realizzato da un gruppo di lavoro congiunto istituito da ESMO e dalla European Society for Pediatric Oncology (SIOPE)(2). I ricercatori hanno somministrato un sondaggio online ai membri di entrambe le società scientifiche, ricevendo 323 risposte (266 delle quali provenienti da clinici europei). Dai risultati è emerso che il 67% degli operatori del vecchio continente lamenta di non poter reindirizzare i propri pazienti di questa classe di età verso centri specializzati. Un dato risultato particolarmente rilevante nei paesi dell’Europa orientale e meridionale. La maggior parte dei soggetti reclutati ha dichiarato di poter prescrivere un supporto psicologico professionale o una consulenza da un operatore sociale specializzato. Tuttavia, la metà di loro ha sostenuto di non poter fare affidamento su infermieri con una preparazione particolare per lo specifico range di età e il 38% di non poter consigliare ai pazienti una visita da uno specialista della fertilità (dato che raggiunge il 76% nell’Europa dell’est). “Lo studio ha messo in evidenza una grande disparità in Europa nella cura dei giovani adulti sopravvissuti a un cancro “, ha sottolineato Emmanouil Saloustros, oncologo del General Hospital of Heraklion ‘Venizelio’ di Creta. “Migliorare la gestione di questi pazienti, attraverso l’educazione e la ricerca, è una priorità per l’ESMO e la SIOPE”.

In conclusione, i soggetti appartenenti a questa classe di età hanno necessità particolari che non possono essere soddisfatte dai centri di oncologia pediatrica o da quelli dell’adulto. Dal sondaggio ESMO/SIOPE emerge tuttavia che la maggior parte degli oncologici non può reindirizzare i suoi pazienti verso centri specializzati. Conclude Vassal: “I paesi che non dispongono di queste strutture dovrebbero prendere esempio da contesti come quello francese o inglese per costruire equipe in grado di migliorare la qualità della vita dei giovani adulti affetti da un cancro”.

Fabio Ambrosino

▼ (1) Kiserud C. Factors associated with reduced work ability in a nation-wide cohort of long-term cancer survivors treated in young adulthood (19-39 years) – the NOR-CAYACS study. Abstract 1110PD_PR. ESMO 2017.
(2) Saloustros E. Report on ESMO/SIOPE European Landscape project key results: Mapping the status and needs in AYA cancer care. Abstract 1438O_PR. ESMO 2017.