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BEV+chemioterapia migliora la PFS nelle pazienti con rOC anche se trattate con BEV in prima linea

By 21 Giugno 2018Maggio 18th, 2021One Comment
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Bevacizumab (BEV) è approvato nella recidiva del tumore ovarico (rOC) in pazienti naïf al trattamento con BEV. Il trial randomizzato di fase 3 MITO16B-MaNGO OV2B-ENGOT OV17, presentato al meeting annuale dell’American Society of Clinical Oncology (ASCO) di Chicago ha dimostrato però che l’aggiunta di BEV alla chemioterapia a base di platino prolunga la progression free survival (PFS) nelle pazienti con rOC, e soprattutto è efficace anche in pazienti che hanno già ricevuto bevacizumab in prima linea.

Sono state arruolate 405 pazienti (età media 61 anni, con rOC trattate con BEV in prima linea e recidivanti ≥6 mesi dopo l’ultima chemioterapia. I ricercatori le hanno randomizzate a rechallenge mediante 6 cicli di doppiette chemioterapiche (carboplatino/paclitaxel o carboplatino/gemcitabina o carboplatino/PLD) con o senza aggiunta di bevacizumab somministrato in concomitanza con la chemioterapia e/o come terapia di mantenimento fino a progressione di malattia. Dopo un follow up medio di 20,3 mesi la PFS media è risultata rispettivamente di 8,8 e 11,8 mesi nel gruppo trattato con chemioterapia e in quello con chemioterapia+BEV (HR 0,51, 95%CI: 0,41-0,64, p < 0,001). La OS media è stata rispettivamente di 27,1 e 26,7 mesi (HR 1,00, 95%CI: 0,73-1,39, p = 0,98).

Spiega Nicoletta Colombo, Professore Associato di Ostetricia e Ginecologia presso l’Università degli Studi di Milano-Bicocca e Direttore della Divisione di Ginecologia Oncologica Medica dell’Istituto Europeo di Oncologia (IEO) di Milano: “Si tratta di dati di fondamentale importanza, perché aggiungono un’informazione che effettivamente mancava: sapevamo che l’utilizzo di bevacizumab in seconda linea nella malattia platino-sensibile dava un vantaggio significativo nella PFS ma non sapevamo se lo stesso risultato si potesse ottenere nelle pazienti che già in prima linea avevano ricevuto bevacizumab”.

Aggiunge Sandro Pignata, Responsabile della UOS Videochirurgia Ginecologica dell’Istituto Nazionale Tumori IRCCS “Fondazione G. Pascale” di Napoli: “Questa può diventare la strategia standard: possiamo dunque contare su una nuova opportunità terapeutica. Quando abbiamo una paziente con una recidiva platino-sensibile abbiamo un’alternativa e questo è senz’altro un vantaggio. Penso che questo trial sia un grande successo della ricerca oncologica italiana in Ginecologia, legato stavolta alla collaborazione tra i due principali gruppi cooperativi di ricerca, il MITO (Multicenter Italian Trials in Ovarian cancer and gynecologic malignancies) e il MaNGO (Mario Negri Gynecologic Oncology group). Ma quello che più di ogni cosa va sottolineato ‒ e che riguarda il futuro ‒ è che questo studio ha un grandissimo progetto traslazionale connesso, ci sono 11 laboratori italiani che stanno lavorando sui campioni tissutali raccolti, vorremo trovare sottogruppi di pazienti che hanno grandi possibilità di risposta a questi farmaci”.

“Il trial è stato disegnato presso l’Istituto Nazionale Tumori IRCCS “Fondazione G. Pascale” di Napoli con l’obbiettivo di dare una risposta ad un quesito clinico, pragmatico”, spiega infine Gennaro Daniele della SC Sperimentazioni Cliniche dell’istituto napoletano. “Il fatto che si tratti di una ricerca accademica ha un ruolo importante: lo studio ha coinvolto più di 60 Centri in tutta Italia e in altri tre Paesi europei: Francia, Svizzera e Grecia. Uno sforzo organizzativo notevole e per raccogliere campioni di tessuto e sangue per il progetto traslazionale che valuterà i potenziali fattori predittivi nelle pazienti trattate con bevacizumab nella malattia ovarica ricorrente metastatica. Tutto improntato alla massima trasparenza e correttezza nella pubblicazione dei dati”.

Come ha funzionato la collaborazione tra pubblico e privato? “Direi molto bene, anche perché c’è nella Ginecologia oncologica una consuetudine rispetto a questo tipo di collaborazione, con regole ben precise”, conclude Nicoletta Colombo. “Da sottolineare in questo lavoro il contributo non soltanto finanziario ma anche culturale dell’industria farmaceutica: un modello vincente che stiamo seguendo anche per altri studi”.

David Frati

▼ Pignata S, Lorusso D, Joly F, Gallo C et al. Chemotherapy plus or minus bevacizumab for platinum-sensitive ovarian cancer patients recurring after a bevacizumab containing first line treatment: The randomized phase 3 trial MITO16B-MaNGO OV2B-ENGOT OV17. J Clin Oncol 2018;36:(suppl; abstr 5506), 2018 ASCO Annual Meeting.

One Comment

  • Vincenzo ha detto:

    Ci sono centinaia di migliaia di persone coinvolte, direttamente ed indirettamente, che si collegano ogni giorno in internet, nella speranza che notizie come questa siano un senso alla battaglia che si combatte … SONO CONVINTO … CHE A PICCOLI E GRANDI PASSI ARRIVERETE A RIDIMENSIONARE questo mostro che ha gia’ avuto piccoli e grani colpi GRAZIE DA TUTTI QUELLI CHE LOTTANO NELLA SPERANZA ULTERIORE CHE SI ARRIVO SEMPRE IN FONDO ALLA SOLUZIONE