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Atezolizumab non prolunga la sopravvivenza nel TNBC avanzato

A cura di Alessio Malta By 21 Maggio 2024No Comments
Congressi

L’aggiunta di atezolizumab alla chemioterapia non prolunga la sopravvivenza globale delle pazienti PD-L1+ con carcinoma mammario triplo negativo (TNBC) avanzato che hanno avuto una recidiva entro 12 mesi dalla chemioterapia neoadiuvante con antracicline o taxani o dalla chirurgia primaria. Questi i risultati dell’attesissimo studio IMpassion132 presentato in occasione dell’ESMO Breast Cancer 2024 appena conclusosi a Berlino.

Lo studio ha coinvolto 354 pazienti evidenziando una sopravvivenza globale mediana di 12,1 mesi per quelli trattati con atezolizumab più chemioterapia, rispetto agli 11,2 mesi di quelli trattati con placebo più chemioterapia. L’hazard ratio stratificato è stato di 0,93 (95% CI 0,73-1,20; p=0,59), quindi un dato che non indica un beneficio significativo in termini di sopravvivenza. Analogamente lo studio ha registrato una sopravvivenza mediana libera da progressione di circa 4 mesi in entrambi i bracci di trattamento. Al contrario il tasso di risposta obiettiva (ORR) è stato notevolmente superiore con atezolizumab (40%) rispetto al placebo (28%). Infine, gli eventi avversi, soprattutto ematologici, sono stati sovrapponibili nei due gruppi.

“L’assenza di benefici di atezolizumab sulla sopravvivenza indica il persistere di una prognosi sfavorevole per le pazienti con TNBC avanzato con recidiva precoce. Tuttavia, l’ORR più elevato ottenuto con atezolizumab suggerisce che almeno alcune pazienti potrebbero trarne beneficio, evidenziando l’importanza di approcci terapeutici individualizzati”, è il commento di Carmen Criscitiello dell’Istituto Europeo di Oncologia di Milano. Criscitiello ha sottolineato anche la necessità di biomarcatori per prevedere le risposte al trattamento, che sono fondamentali per progettare studi clinici efficaci e piani di trattamento personalizzati, e ha rimarcato la complessità dello sviluppo di test diagnostici affidabili ed economici. In generale e, da più parti, è emersa l’urgenza di definire la resistenza intrinseca agli inibitori del checkpoint sulla base di criteri biologici, impresa tutt’altro che facile a causa della natura eterogenea del TNBC.

Guardando al futuro, Criscitiello ha fatto notare il potenziale dei regimi di combinazione, compresi i coniugati anticorpo-farmaco e gli inibitori del checkpoint immunitario di nuova generazione, come promettenti possibilità di trattamento da esplorare nei prossimi studi clinici.