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Atezolizumab in prima linea nell’NSCLC, lo studio IMpower110

By 27 Settembre 2019Maggio 12th, 2021No Comments
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Atezolizumab in prima linea migliora significativamente la overall survival (OS) rispetto alla sola chemioterapia (cisplatino o carboplatino e a pemetrexed o gemcitabina) in pazienti con carcinoma polmonare non a piccole cellule squamoso e non squamoso (NSCLC) in stadio avanzato privo di mutazioni ALK o EGFR (wild-type;WT). Lo dimostra lo studio IMpower110, presentato al congresso annuale dell’European Society of Medical Oncology (ESMO), in corso a Barcellona.

IMpower110 è uno studio di Fase III, randomizzato, aperto, per valutare l’efficacia e la sicurezza della monoterapia con atezolizumab rispetto a cisplatino o carboplatino e pemetrexed o gemcitabina (chemioterapia) in pazienti mai trattati con chemioterapia, selezionati in base al PDL-1, affetti da NSCLC avanzato non squamoso o squamoso senza mutazioni ALK o EGFR (wild-type; WT). In totale sono stati arruolati 572 partecipanti (555 WT) randomizzati con un rapporto 1:1 per ricevere:
– monoterapia con atezolizumab, fino alla perdita del beneficio clinico (in base alle valutazioni dell’investigator), tossicità inaccettabile o decesso; oppure
– cisplatino o carboplatino (a discrezione dello sperimentatore) in associazione con pemetrexed (non squamoso) o gemcitabina (squamoso), seguiti da una terapia di mantenimento con pemetrexed da solo (non squamoso) o dalle migliori cure di supporto (squamoso) fino alla progressione della malattia, ad una tossicità inaccettabile o al decesso.
L’endpoint di efficacia primaria è la sopravvivenza globale (OS) per il sottogruppo PD-L1 (TC3/IC3-WT; TC2/3/ IC2/3-WT; e TC1,2,3/IC1,2,3-WT), secondo quanto determinato dal test SP142. Gli endpoint secondari principali comprendono la sopravvivenza libera da progressione (PFS), la percentuale di risposta oggettiva (ORR) e la durata della risposta (DoR). La popolazione di sicurezza comprendeva 286 pazienti nel braccio A e 263 nel braccio B. Gli AE (TRAE) e i TRAE di grado 3-4 si sono verificati rispettivamente nel 60,5% (braccio A) e nell’85,2% (braccio B) dei soggetti, e rispettivamente nel 12,9% (braccio A) e nel 44,1% (braccio B).
Lo studio ha raggiunto l’endpoint primario in un’analisi intermedia in cui è stato dimostrato che la monoterapia con atezolizumab ha migliorato la sopravvivenza globale (OS) di 7,1 mesi rispetto alla sola chemioterapia (median OS=20.2 versus 13.1 months; hazard ratio [HR]=0.595, 95% CI: 0.398–0.890; p=0.0106) in pazienti con elevata espressione del marcatore PD-L1 (TC3/IC3-WT). La sicurezza di atezolizumab è risultata coerente con il profilo di sicurezza noto e non sono stati identificati nuovi segnali di sicurezza.

Spiega Filippo de Marinis, Direttore dell’Oncologia Medica Toracica dell’Istituto Europeo di Oncologia (IEO)e tra gli autori del trial: “I risultati dello studio IMpower110 hanno fornito evidenze significative dimostrando che il farmaco in monoterapia è efficace in prima linea nei pazienti con questo tipo di tumore, sia in forma squamosa che non squamosa, e in particolar modo in quei pazienti che presentano un’alta espressione di PDL-1. I dati dello studio IMpower110 presentati oggi al congresso aggiungono un ulteriore tassello nella strategia terapeutica nel tumore al polmone e confermano atezolizumab come valida opzione di trattamento in prima linea per questo tipo di pazienti. È di qualche settimana fa, infatti, la notizia che l’autorità regolatoria europea ha approvato questo farmaco, in associazione a chemioterapia, per il trattamento del tumore del polmone sia a piccole cellule in fase avanzata sia in quello non a piccole cellule mai trattato precedentemente. Questo vuol dire che un numero sempre più ampio di pazienti con carcinoma polmonare potranno beneficiare dell’immunoterapia, in base a una strategia terapeutica personalizzata” .