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ASCO 2015: il congresso alle/sulle spalle

By 10 Giugno 2015Aprile 7th, 2021No Comments
Dai congressi

Si potrebbe notare subito che i trentamila oncologi affluiti a Chicago per l’ASCO di quest’anno sono sì tanti, ma meno che in precedenti occasioni. Indubbiamente la crisi economica pesa. E continuare notando che, tuttavia, i cinquemila abstract presentati non sono certo pochi. Proseguendo nelle statistiche, Forbes offre un dato che lascia subito capire quale “tipo” di congresso sia stato quello appena concluso. E riguarda proprio gli abstract.

Circa due terzi di quelli presentati contiene la parola “terapia”. “Chemioterapia” è presente in un terzo dei lavori ed “anticorpi” nel 10% degli stessi. L’analisi si fa più interessante quando stringe sui bersagli terapeutici menzionati: e si scopre così che la famiglia dei recettori della tirosino-chinasi HerB (HER2, EGFR, HER3) è ancora – trent’anni dopo la sua scoperta – tra i maggiori protagonisti del congresso, piazzando tre dei suoi rappresentanti tra i quattro più citati (HER2, HER3, EGFR).

ASCOabstracts

Al secondo posto tra i target più citati spicca il PD-1. E anche questo è un segnale chiaro sui contenuti di quest’anno, dal momento che proprio le immunoterapie sono state le grandissime protagoniste dell’ASCO, ancora una volta e sempre di più, almeno dal punto di vista clinico. A PD-1 e PD-L1 sono stati dedicati centinaia di abstract, e sono largamente in testa rispetto ad altri bersagli immunologici. La maggior parte dei principali operatori in oncologia, aziende in testa, hanno abstract che coinvolgono il PD-1. Altri target legati a cellule T (come CTLA-4, TIM-3, OX-40 e LAG-3) completano l’elenco di quelli menzionati più di frequente. A seguire, si trovano richiamate in un paio di dozzine di abstract  terapie immunitarie con cellule ingegnerizzate (CAR-Ts), il che è ovvio, considerato il livello d’interesse del mercato per il loro sviluppo.

L’altro grande tema, non secondo a nessun altro quanto a complessità, è stato il valore delle cure oncologiche. Fin dal primo giorno il congresso si è allargato oltre i confini della comunità oncologica statunitense, abbracciando finalmente un’ottica più globale. Il valore delle cure non può essere così sperequato e diverso a seconda dei continenti e dei Paesi. Nel corso delle diverse sessioni dedicate al tema, si è compresa sempre meglio la morsa che lo attanaglia: per un verso, il problema del valore non può esser confinato ai suoi aspetti economico-finanziari (innanzitutto al prezzo spesso esorbitante delle terapie con i nuovi farmaci), ma per un altro calarlo in discorsi più ampi, in cui rientrino considerazioni sul valore di ordine qualitativo e soggettivo, rischia di annacquarlo. “Ok value, but also price, plain and simple”, ha ammonito Leonard Saltz.

In definitiva, gli oncologi  tornano da Chicago arricchiti di molte novità e di moltissimi nuovi dati. Spetta loro adesso, ha ricordato Peter P. Yu, Presidente ASCO, proprio il compito più complesso: cosa farne e quale senso dare all’insieme delle nuove conoscenze, affinché si traduca in un vantaggio diretto per le persone malate e per l’organizzazione sanitaria.