Skip to main content

Arrivederci, Chicago

A cura di Luciano De Fiore By 7 Giugno 2023No Comments
Congressi

Per quanto mescolati, lo scorso weekend non era impossibile distinguere gli operatori sanitari che lasciavano a sera l’ASCO dai fans di Taylor Swift che si recavano in massa al concerto. Il grande Soldier Field stadium è infatti a poche centinaia di metri dal McCormick Place, l’enorme centro congressi affacciato sul lago Michigan che ospita ormai tradizionalmente la più grande assise oncologica mondiale.

Sessantatremila fans dell’artista vincitrice di dodici Grammy in una direzione e quarantamila professionisti della salute nell’altra, anche se alcuni di questi ultimi avranno approfittato della tre giorni di concerti per assistere ad uno spettacolo incensato dai critici di tutto il mondo. Taylor Swift tornava sul palcoscenico dopo cinque anni, riversando nelle tre serate dedicate al pubblico di Chicago tutta la voglia e l’energia accumulate durante il lungo stop.

Credits foto di Taylor Swift: © Natasha Moustache

A ben vedere, il congresso e il concerto presentavano diversi punti in comune: a partire dalla reputazione, per passare poi al seguito massiccio, al merchandising e, soprattutto, al pieno di entusiasmo che hanno suscitato. Se lo spettacolo della cantante ha scaldato gli animi dei fans, le sessioni congressuali hanno confermato le aspettative. Anche quest’anno, è stato un buon congresso. Ha consolidato intuizioni e dati affacciatisi negli ultimi anni e ha segnato tappe rilevanti nel trattamento dei tumori mammari e di quelli ginecologici. Per di più, il tema forte di quest’anno scelto dall’ASCO è stato la collaborazione con i pazienti come chiave di volta per ogni cura e trattamento oncologico: un tema che ha incontrato l’attenzione e il plauso di tutte le oncologie, da quelle dei Paesi affluenti a quelle dei Paesi con minori risorse. Coinvolgere la persona malata, ascoltando le sue necessità, includendola nei trial clinici senza sottorappresentare le minoranze, è una conquista nel segno dell’equità e dell’universalità delle cure. Per una volta, l’enfasi non è caduta tutta sulle nuove terapie, pure in evoluzione.

Chi usciva dalle sessioni congressuali, così come chi sfinito lasciava a tarda sera il concerto, aveva un’espressione soddisfatta e in cuore una speranza in più.