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ASCO 2016: al terzo giorno…

By 6 Giugno 2016Aprile 7th, 2021No Comments
Dai congressi

Trentanovemila congressisti, l’ASCO più affollato di sempre. È il caso di dirlo. E perfino il colossale McCormick Center mostra la corda. In particolare, gli scricchiolii si avvertono ai poster: quelli sui carcinomi polmonari e sul melanoma ieri assomigliavano da vicino ad una gigantesca mischia da rugby. Di spazio per fotografare i poster – i più, peraltro, scritti in corpo 12 – manco a parlarne. File chilometriche per un caffè, per ritirare i bagagli, ma soprattutto folle in piedi lungo le pareti delle hall ad ogni sessione, con i funzionari ASCO che provano a scoraggiare dall’entrare gente che ha speso fior di centinaia di dollari per ascoltare. Come nota con piena ragione Jack West, «too bad the organizers couldn’t deduce that lung cancer, a field that has produced an ongoing stream of new targets, immunotherapy breakthroughs, and tremendous momentum for one of the most common and life-threatening cancers, would be of interest to more than a very small minority of the 37,000 attendees».
Le star del convegno? Non soltanto le solite immunoterapie, anche se i dati sulla sopravvivenza sono sempre più interessanti. Per quanto, nel “real world” della pratica clinica, le associazioni tra immunoterapie diverse stanno causando enormi problemi per la gestione ed il costo degli effetti collaterali: coliti ulcerose, ipofisiti, polmoniti, una quantità di ricoveri in pronto soccorso. Parliamo di combinazioni ancora non disponibili in Italia, ma che lo saranno presto… E, sullo sfondo, quella “tossicità finanziaria” comportata dalle nuove terapie, ancor più evidente qui negli Stati Uniti dove questi farmaci sono assai più costosi.
Ma, dicevamo, oltre le immunoterapie, anche le problematiche dei patient reported outcome, della precision medicine e del valore s’impongono all’attenzione di tutti. Anche se, scorrendo i poster tra uno spintone ed un altro, si può notare come ancora la maggioranza tratti del valore equiparandolo al costo del farmaco, con lodevoli eccezioni, come nel corso della sessione 100a, dedicata a “Quality and Value: Measuring and Utilizing both in your Practice”.

E se il virtual meeting fosse davvero una risorsa? Certo, manca lo scambio e la polemica in diretta con i colleghi di tutto il mondo (anche se è più facile che un nero diventi Presidente degli Stati Uniti che oncologo), ma le comodità sono evidenti ed apprezzabili.
Però, di sera, dopo il congresso, un giro per Chicago ripaga delle fatiche, se si ha l’accortezza di tenersi alla larga da certi quartieri (sette morti ammazzati nell’ultimo weekend del Memorial Day): l’architettura è francamente ogni anno più sorprendente, i musei bene attrezzati, e del buon blues risuona dalle cantine. Stare un po’ stretti, al Kingston Mines, vale la pena.

Luciano De Fiore