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Al Pascale avviato lo studio clinico di fase III del vaccino a mRNA per il melanoma

A cura di Redazione By 1 Dicembre 2023No Comments
Congressi

Italia protagonista nella ricerca sull’immunoterapia contro i tumori e la ricerca sui vaccini antitumorali a mRNA. Il nostro Paese, infatti, grazie all’Istituto Nazionale Tumori IRCCS Fondazione Pascale di Napoli è il primo in Italia (e tra i primi al mondo) ad aver avviato lo studio clinico di fase III del vaccino anti-cancro a mRNA di Moderna nei pazienti con melanoma. E’ proprio il Pascale a fare da apripista nell’ultimo step prima che il vaccino possa essere autorizzato dalle autorità regolatorie. Se ne è parlato a Napoli in occasione della nona edizione dell’Immunotherapy e Melanoma Bridge.

“L’immunoterapia rappresenta la rivoluzione più importante negli ultimi 10 anni in campo oncologico – dichiara Paolo Ascierto, presidente del convegno e direttore del dipartimento di oncologia melanoma, immunoterapia oncologica e terapie innovative dell’Istituto Nazionale dei Tumori IRCCS Fondazione Pascale di Napoli. Abbiamo iniziato con il melanoma e ora molti farmaci, come i cosiddetti inibitori dei checkpoint immunitari, vengono utilizzati contro altri tipi di tumore, come quello del rene, della vescica e del polmoni. Con molta probabilità avverrà la stessa cosa per il vaccini a mRNA: cominceremo con il melanoma per poi estenderne l’utilizzo contro altre forme di cancro”. Poche settimane fa, proprio al Pascale di Napoli, è iniziato l’ultimo step per il percorso approvativo del vaccino, con l’arruolamento dei pazienti con diagnosi di melanoma radicalmente operato “Il vaccino si basa sulla stessa tecnologia adottata per quelli contro il Covid – spiega Ascierto -, cioè utilizzano mRNA sintetici progettati per ‘istruire’ il sistema immunitario a riconoscere specifiche proteine, chiamati ‘neoantigeni’, che sono espressione di mutazioni genetiche avvenute nelle cellula malate. Il suo scopo non è quello di prevenire la malattia ma di aiutare e supportare il sistema immunitario dei pazienti a riconoscere e ad attaccare più efficamente il tumore”.

I dati a due anni dalla somministrazione di questo vaccino mostrano una riduzione del rischio di recidiva o morte del 44% in chi lo ha ricevuto in combinazione con pembrolizumab. “Ci vorrà qualche anno prima di avere i risultati di quest’ultima fase dello studio clinico – precisa Ascierto. La nostra speranza è quella di poter dare una nuova e più efficace opzione terapeutica a quanti più pazienti possibili”.