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AIOM al Governo: confermate il Fondo per i farmaci oncologici innovativi

By 16 Novembre 2018Maggio 12th, 2021No Comments
CongressiSpeciali

In Italia l’impatto dei farmaci oncologici sulla spesa farmaceutica totale rimane inferiore a quello degli altri Paesi: rappresenta infatti il 13% contro il 17,3% del Regno Unito e il 17% della Germania. Ma dal XX Congresso Nazionale dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM), in corso a Roma, arriva l’allarme per la tenuta del sistema.

“Fino a quest’anno, il Fondo per i farmaci oncologici innovativi, istituito nel 2016 e pari a 500 milioni di euro, è stato sufficiente per coprire i livelli di spesa”, afferma Stefania Gori, Presidente nazionale AIOM e Direttore del Dipartimento oncologico dell’IRCCS Ospedale Sacro Cuore Don Calabria di Negrar. “Quest’anno non sarà così. Le stime indicano che, nel 2018, le uscite per queste terapie sforeranno la capienza massima del Fondo, raggiungendo una cifra compresa tra 590 e 610 milioni di euro, con un eccesso tra 90 e 110 milioni rispetto al tetto stabilito. Prima dell’istituzione di questa fonte di risorse dedicate, si temeva che il nostro sistema sanitario non riuscisse a reggere le conseguenze economiche dovute all’arrivo dei nuovi trattamenti, con il rischio di un imminente default del nostro Sistema Sanitario. Ipotesi che non si è verificata. In questi anni, non sono stati negati i nuovi farmaci anticancro e la migliore assistenza è stata garantita a tutti i malati, obiettivo raggiunto grazie alla condivisione tra oncologi, Istituzioni e pazienti e alla responsabilizzazione dell’industria. Il Fondo di 500 milioni di euro ha offerto un contributo decisivo, diventando una misura strutturale per tre anni. Chiediamo quindi alle Istituzioni di riconfermare il Fondo anche nel prossimo triennio e di implementarne l’ammontare”.

Spiega Giordano Beretta, presidente eletto AIOM e Responsabile Oncologia Medica Humanitas Gavazzeni di Bergamo: “La disponibilità dei farmaci innovativi è strettamente legata anche al miglioramento degli standard della pratica medica, con conseguenti risparmi e riduzioni degli sprechi. E gli oncologi italiani sono sempre più attenti al valore dei trattamenti e alle esigenze di razionalizzazione delle risorse. Vanno però ridotti i tempi di latenza nella disponibilità delle nuove terapie”. Il tempo che trascorre fra il deposito del dossier di autorizzazione e valutazione presso l’agenzia regolatoria europea (EMA) e l’effettiva disponibilità nella prima Regione italiana è di circa due anni. “Questo lungo processo può penalizzare fortemente i malati – sottolinea la Presidente Gori -. In Italia diverse disposizioni regolano l’accesso e la prescrizione di farmaci approvati dall’agenzia europea prima del rimborso a carico del Servizio Sanitario Nazionale: è il cosiddetto early access, cioè l’accesso anticipato alle terapie. Questi provvedimenti sono fondamentali, ma devono essere accompagnati da un reale superamento delle differenze ancora presenti sul territorio, causate dai diversi tempi di inserimento di questi farmaci nei Prontuari terapeutici Regionali”.

“All’incremento della spesa riferita ai nuovi farmaci oncologici, si accompagnano riduzioni di costi diretti e indiretti in altre componenti”, commenta Fabio Pammolli, Professore Ordinario di Economia e Management al Politecnico di Milano e Presidente Fondazione CERM. “La regionalizzazione però non può corrispondere alla moltiplicazione dei livelli burocratici e dei centri di valutazione. Serve cogliere il senso della riforma federalista, in modo che la responsabilizzazione sugli aggregati di spesa non si traduca nella moltiplicazione degli standard e delle soluzioni di breve respiro per il contenimento delle uscite di cassa. Inoltre, il sistema di regolazione in campo farmaceutico si è sviluppato nel tempo stratificando tetti di spesa per singoli comparti e a diversi livelli di aggregazione. È urgente pensare a una rimodulazione e a una revisione del sistema dei tetti, rendendo più efficace e rapido l’allineamento degli stanziamenti all’evoluzione dei fabbisogni di terapie”.

“L’industria ha contribuito in modo importante al ‘rinascimento’ della ricerca in ambito farmacologico, in particolare in oncologia”, conclude Nicoletta Luppi, Presidente e Amministratore Delegato di MSD Italia. “Siamo consapevoli che esista un problema di sostenibilità economica. Per affrontarlo in modo responsabile, occorre superare logiche di finanziamento della spesa a silos, adottando, invece, nuovi modelli di governance, con una visione olistica nella quale le risorse siano allocate in base alla possibilità di migliorare concretamente gli esiti di salute e ridurre sprechi e inefficienze. Occorre, inoltre, mantenere, rendere strutturale ed aumentare uno strumento – come il Fondo – che ha avuto il merito di rendere sempre più fattibile l’accesso ai farmaci innovativi per quelle forme di tumore in cui esiste ancora un medical need. Solo in questo modo le esigenze dei pazienti potranno assumere un ruolo di reale centralità e trovare risposte concrete poiché, come sappiamo, la malattia non aspetta”.