
Sono state riscontrate numerose associazioni positive tra l’esposizione a conservanti alimentari di largo uso nell’industria e una maggiore incidenza di tumori. Lo rivela un vasto studio prospettico presentato al San Antonio Breast Cancer Symposium (SABCS) 2025.
Studi sperimentali hanno suggerito effetti negativi di alcuni additivi alimentari e conservanti attraverso meccanismi che coinvolgono prodotti finali della glicazione avanzata e attività mutagene e potenzialmente cancerogene, ma mancavano dati relativi all’uomo. I ricercatori francesi coordinati da Laurent Zelek (Université Sorbonne Paris Nord, Université Paris Cité) hanno disegnato questo studio per indagare per la prima volta le associazioni tra l’esposizione a un’ampia gamma di additivi e conservanti alimentari e l’incidenza di tumori, in particolare del tumore della mammella, in un’ampia coorte di popolazione.
L’esposizione cumulativa nel tempo agli additivi alimentari è stata valutata utilizzando diversi database sulla composizione e analisi di laboratorio ad hoc su matrici alimentari. Le associazioni tra l’esposizione ai conservanti (3 categorie: terzili specifici per sesso o partecipanti non esposti/meno esposti/più esposti separati dalla mediana specifica per sesso) e l’incidenza di tumori sono state caratterizzate utilizzando modelli di Cox a rischi proporzionali corretti per potenziali fattori di confondimento. Sono stati diagnosticati 4226 casi di cancro (follow-up medio = 7,57 anni; SD = 4,56) (di cui 1208 tumori al seno, 508 alla prostata e 352 al colon-retto). Per quanto riguarda il tumore della mammella, un maggiore consumo dei seguenti additivi è stato associato a una maggiore incidenza: sorbato di potassio con (Hazard Ratio (HR)cat3vs.1= 1,26[1,07-1,49]); metabisolfito di potassio (1,20 [1,04-1,38]); nitrato di potassio (1,22 [1,05-1,41]); ed eritorbato di sodio (1,21 [1,04-1,41]). Sono state osservate alcune associazioni anche per i tumori in generale, alla prostata e al colon-retto.
Spiega Zelek: “Se confermati, questi nuovi dati potrebbero portare a una rivalutazione della sicurezza di questi additivi alimentari da parte delle agenzie sanitarie pubbliche europee e internazionali al fine di migliorare la protezione dei consumatori”.



