
In base ai dati degli endpoint secondari dello studio di fase III TROPION-Breast02 presentati in occasione del congresso ESMO Breast Cancer 2026 di Berlino, nelle pazienti con carcinoma mammario triplo negativo (TNBC) localmente avanzato non operabile o metastatico, il trattamento con datopotamab deruxtecan (Dato-DXd) ha apportato miglioramenti duraturi nella sintomatologia, nello stato funzionale e nella qualità della vita (QoL) delle pazienti (Abstract 415O).
I patient-reported outcomes (PRO) sono stati valutati al basale e per l’intera durata dello studio tramite questionari PRO elettronici somministrati alle 644 pazienti arruolate (n=323 nel braccio Dato-DXd; n=321 nel braccio chemioterapia a scelta dello sperimentatore). Gli endpoint secondari relativi ai PRO includevano il tempo al deterioramento (TTD) dello stato di salute globale (GHS)/QoL, del funzionamento fisico e del dolore mediante il questionario EORTC IL146, nonché dei sintomi mammari e al braccio mediante il modulo EORTC IL116.
Gli endpoint esplorativi relativi ai PRO comprendevano: il TTD e la variazione rispetto al basale dei sintomi e dello stato funzionale, gli eventi avversi sintomatici riferiti dalla paziente tramite PRO-CTCAE, EORTC IL147 e Mouth and Throat Symptoms Diary. Nel complesso, i dati sui PRO hanno favorito Dato-DXd rispetto alla chemioterapia, nonostante i pazienti abbiano ricevuto la monoterapia con l’antibody-drug conjugate per un periodo di tempo più prolungato.
Ines Vaz-Luis del Gustave Roussy Cancer Center di Villejuif, discutendo i risultati durante il congresso di Berlino, ha affermato che i dati presentati offrono l’opportunità di riflettere su come integrare la sicurezza e la qualità della vita nel processo decisionale clinico. “Negli ultimi venti anni sono stati approvati decine di agenti terapeutici per il carcinoma mammario, delineando un panorama terapeutico saturo in cui le decisioni cliniche e di rimborsabilità sono sempre più complesse. Pertanto, quando selezioniamo un farmaco per una paziente, dobbiamo contestualizzarlo nell’ambito del beneficio clinico. Questo farmaco prolunga la sopravvivenza globale (OS) e la sopravvivenza libera da progressione (PFS), ma garantisce anche un tempo di vita vissuto migliore? Preserva la percezione soggettiva e lo stato funzionale delle pazienti? In che modo rispetta le preferenze della paziente?”.
Gli eventi avversi riferiti dalle pazienti sono risultati generalmente coerenti con i dati di sicurezza documentati dai clinici: “È importante notare come vi sia uno shift degli eventi avversi nel braccio Dato-DXd rispetto a quelli segnalati nei pazienti sottoposti a chemioterapia”, ha osservato Vaz-Luis. Dal confronto tra i due regimi terapeutici è emerso che: con Dato-DXd rispetto alla chemioterapia un minor numero di pazienti ha riferito dolore addominale, dispnea, alopecia, intorpidimento/parestesia e dolore generalizzato; un minor numero di pazienti ha riferito nausea, vomito, stipsi, fatigue e secchezza oculare.
Secondo Vaz-Luis, questi dati dovrebbero incoraggiare gli oncologi medici a integrare le cure di supporto più precocemente nel percorso terapeutico del paziente: “Fin dal primo giorno, è necessario implementare la protezione oculare, una profilassi antiemetica robusta e un triage tempestivo dei sintomi respiratori: questo garantirà ai nostri pazienti un tempo di vita vissuto in modo decisamente migliore. Tuttavia, la qualità della vita media può mascherare pattern di tossicità che potrebbero essere rilevanti per un singolo paziente, in particolare per i sintomi cronici di basso grado. Pertanto, è fondamentale indagare quali domini clinici varino, quali pazienti vadano incontro a deterioramento e quali sintomi siano clinicamente gestibili. Disporre di questi dati rappresenta un’opportunità per identificare domini d’azione, traiettorie cliniche, cluster di pazienti a rischio, nonché il beneficio minimo accettabile a fronte di specifiche tossicità e del burden terapeutico. Dobbiamo impegnarci a quantificare meglio le preferenze dei pazienti per i nuovi regimi terapeutici e, al contempo, ridiscutere la validità degli strumenti che attualmente utilizziamo per valutare l’esperienza del paziente”.


