
Presentati i risultati di un’analisi esplorativa sulla OS a lungo termine dello studio ADAURA al landmark di 8 anni da Roy S. Herbst, direttore del Dartmouth Cancer Center durante la seconda Sessione Plenaria Presidenziale della World Conference on Lung Cancer (WCLC) 2026, a Seul.
L’analisi esplorativa ha incluso 431 pazienti con dati di sopravvivenza aggiuntivi, pari al 77% dei soggetti in vita al momento dell’analisi finale di OS condotta nel 2023; i restanti 127 (23%) sono stati censurati in quanto non erano disponibili ulteriori dati di sopravvivenza successivi a tale analisi. Nei pazienti con malattia in stadio II-IIIA, il tasso di OS a 8 anni è stato del 74% con osimertinib rispetto al 58% con placebo (hazard ratio: 0,53; IC 95%: 0,38–0,75). Osimertinib ha mostrato un beneficio in OS rispetto al placebo anche nella popolazione complessiva con NSCLC in stadio IB-IIIA, con un tasso di OS a 8 anni del 79% contro il 64% (hazard ratio: 0,52; IC 95%: 0,39–0,71). La OS mediana non è stata raggiunta in nessuna delle due popolazioni.
Il beneficio in termini di sopravvivenza libera da malattia (DFS, disease-free survival) riscontrato nello studio globale di fase III ADAURA con terapia adiuvante a base di osimertinib della durata di 3 anni ha portato, oltre 5 anni fa, all’approvazione regolatoria della prima terapia bersaglio adiuvante nel carcinoma polmonare non a piccole cellule (NSCLC) resecato in stadio precoce. Oltre all’endpoint primario di DFS nella popolazione principale di pazienti con NSCLC in stadio II–IIIA ed EGFR mutato, lo studio ADAURA includeva come endpoint secondario chiave la sopravvivenza globale (OS) sia per la popolazione principale sia per quella complessiva (NSCLC in stadio IB–IIIA). Le successive analisi di follow-up a lungo termine, presentate nel 2023, hanno dimostrato che il beneficio in DFS si è tradotto in un vantaggio in OS, con un tasso di OS a 5 anni dell’88% per osimertinib rispetto al 78% del placebo (hazard ratio: 0,49; p < 0,0001). Osimertinib adiuvante rappresenta oggi lo standard of care raccomandato dalle linee guida per il NSCLC in stadio precoce con mutazione di EGFR.
«Continuiamo a osservare un beneficio coerente di OS con osimertinib adiuvante rispetto al placebo», ha dichiarato Herbst. Il beneficio in OS ha favorito osimertinib rispetto al placebo in tutti i sottogruppi predefiniti, inclusi i pazienti con o senza anamnesi di fumo, i soggetti di età inferiore a 65 anni e quelli di età pari o superiore a 65 anni, nei diversi stadi di malattia (stadio IB, II o IIIA) e indipendentemente dalla presenza di delezioni dell’esone 19 o della mutazione L858R di EGFR. Osimertinib ha inoltre migliorato la OS rispetto al placebo indipendentemente dal fatto che i pazienti avessero ricevuto o meno una chemioterapia adiuvante. Nello studio ADAURA, il 60% dei pazienti aveva ricevuto la chemioterapia standard prima della randomizzazione. Herbst ha sottolineato l’importanza dell’esecuzione del test molecolare per EGFR in tutti i pazienti affetti da NSCLC. «I pazienti devono poter accedere al test molecolare», ha affermato, aggiungendo che i dati a lungo termine dello studio ADAURA supportano l’impiego dei migliori farmaci a bersaglio molecolare nelle fasi più precoci della malattia, al fine di ritardare la progressione e migliorare la sopravvivenza nei pazienti con NSCLC in stadio precoce.
Commentando i risultati, Antonio Passaro, Direttore della Divisione di Oncologia Toracica presso l’Istituto Europeo di Oncologia (IEO) di Milano, ha dichiarato: «Lo studio ADAURA aveva già fornito una risposta sul quesito dell’efficacia. Questo nuovo aggiornamento conferma un aspetto differente, ossia la durabilità del beneficio di OS osservato con osimertinib adiuvante». L’aggiornamento sulla OS a 8 anni non modifica lo standard of care; piuttosto, avvalora la durabilità del beneficio di OS, data l’assenza di una convergenza tardiva delle curve di sopravvivenza tra i bracci di trattamento, ha spiegato. Inoltre, il guadagno assoluto in termini di OS si è ampliato nel tempo, passando da oltre il 10% a 5 anni a oltre il 15% al landmark degli 8 anni. «Il passo successivo nel calibrare la strategia terapeutica consiste nel superare il solo miglioramento della DFS e il rinvio della recidiva, per accertare la persistenza del beneficio clinico dopo la sospensione di osimertinib adiuvante», ha aggiunto Passaro, che ha inoltre precisato che comprendere i pattern, le sedi e le tempistiche di recidiva della malattia dopo l’interruzione di osimertinib adiuvante è fondamentale per personalizzare durata, tipologia e intensità del trattamento, oltre che per valutare un eventuale rechallenge con osimertinib. Sebbene lo stato della malattia residua minima (MRD, minimal residual disease) possa in futuro guidare le decisioni sulla durata del trattamento, Passaro ha raccomandato cautela, evidenziando che ad oggi non sono disponibili dati sufficienti per stabilire l’indicazione al trattamento adiuvante con un inibitore della tirosin chinasi sulla base della sola MRD. «Lo standard stabilito da ADAURA esce ulteriormente rafforzato. I benefici in termini di OS persistono a 5 anni dal completamento previsto del trattamento».
In merito alla durata della terapia con osimertinib, un’analisi retrospettiva di real-world presentata durante una sessione poster al congresso ha mostrato che solo un terzo dei pazienti trattati nella pratica oncologica accademica e territoriale negli Stati Uniti è rimasto in trattamento con osimertinib a 36 mesi, nonostante il protocollo ADAURA prevedesse un ciclo di trattamento della durata di 3 anni.


