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IGCS 2016: gli hot topics dal congresso di Lisbona

By 31 Ottobre 2016Giugno 1st, 2021No Comments
Congressi

Oltre 2500 partecipanti da 86 Paesi hanno raggiunto il Centro de Congressos de Lisboa Praça das Indústrias per prendere parte al 16th Biennal Meeting of the International Gynecologic Cancer Society del 2016, dal titolo “Uniting the globe in the fight against gynecologic cancer”.

Al centro dei lavori del congresso le innovazioni in chirurgia, chemioterapia, immunoterapia, terapie target, radioterapia ma anche gli aspetti psicologici, sociali, economici e sessuali dell’assistenza alle pazienti con tumori ginecologici.

Cinque plenarie, 26 parallel session, 12 Meet the Professor Session e 116 speaker: numeri importanti a cui fanno da contrappunto quelli legati al tumore dell’ovaio in Italia riportati nella sesta edizione de “I numeri del cancro in Italia” volume pubblicato nel mese di ottobre da AIOM e AIRTUM: “Il cancro ovarico rappresenta circa il 30% di tutti i tumori maligni dell’apparato genitale femminile e occupa il decimo posto tra tutti i tumori femminili (3%) (…). Nell’anno in corso, le diagnosi di tumore dell’ovaio stimate in Italia sono circa 5200.”

OncoInfo ha intervistato Ludovico Muzii, Giovanni Scambia e Francesco Raspagliesi per un commento ai primi due giorni del congresso, attualmente in corso.

Ci hanno parlato del dibattito tuttora vivo e acceso intorno alla chirurgia di prima istanza, alla chemioterapia adiuvante e alla chirurgia d’intervallo (dibattito che ha animato la parallel session “Surgery in ovarian cancer: how to select the right patient”) ribadendo come sia ancora al centro della discussione la miglior selezione possibile delle pazienti che possano beneficiare del trattamento più appropriato. In attesa degli studi clinici randomizzati internazionali in corso (ricordiamo lo studio Desktop che ha appena terminato l’arruolamento), i cui risultati forniranno elementi per chiarire gli aspetti ancora dibattuti dai clinici di tutto il mondo, gli schieramenti riflettono anche la preferenza per la laparoscopia come test di screening per la selezione delle pazienti, la certezza che le indagini diagnostiche di imaging possano dare un contributo importante e la convinzione che la classica laparotomia debba essere effettuata in tutte le pazienti.

Ma le novità più importanti riguardano sicuramente il progresso della conoscenza sulla storia naturale e la biologia dei tumori dell’ovaio. È stato fatto il punto sulla caratterizzazione biologica di questa neoplasia, perché oggi le nuove molecole a disposizione dell’armamentario terapeutico dell’oncologo (negli ultimi anni gli antiangiogenetici e i PARP inibitori hanno contribuito a scalfire il “monolite carboplatino + taxolo”, come ci ricorda Ludovico Muzii) permettono di essere mirate alle singole mutazioni espresse.

A causa della sintomatologia aspecifica e tardiva, circa il 75-80% delle pazienti con tumore ovarico presenta al momento della diagnosi una malattia in fase avanzata (III-IV stadio) e ancora non sono stati identificati e riconosciuti approcci clinici o strumentali efficaci nella diagnosi precoce. Ma anche nel campo della prevenzione qualcosa si muove: il 20% di questi tumori è su base familiare. Effettuando il test per la mutazione del BRCA è possibile contribuire alla prevenzione dell’insorgenza della malattia. Inoltre praticando sistematicamente e con dei criteri particolari l’ecografia transvaginale e il dosaggio del CA125 è ipotizzabile in futuro anche uno screening.

Oltre al tumore dell’ovaio, altri protagonisti importanti del congresso sono il tumore della cervice, della vulva e dell’endometrio: anche qui l’attenzione maggiore è stata riservata alla caratterizzazione biomolecolare. Ce ne ha parlato Francesco Raspagliesi: “Per i tumori della vulva è stata proposta una classificazione che tiene conto della relazione della malattia con l’HPV, nel tumore della cervice sono stati descritti, in maniera differente rispetto agli istotipi classici, delle forme particolari, più rare, con prognosi diversa rispetto ai tumori classici. Un’altra novità importante è la conversione della tecnica del linfonodo sentinella da trattamento sperimentale a “standard of care” sia per la cervice uterina sia per i tumori della vulva.”

“Contenuti di altissimo profilo” afferma Giovanni Scambia, “un congresso innovativo, preciso ed efficace”.