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Ci vuole precisione, per parlare di Medicina di Precisione

By 1 Marzo 2020Marzo 17th, 2022No Comments
A colloquio con...SpecialiTemi

Alle perplessità recentemente sollevate sul modello dei basket trial, che secondo alcuni smaschererebbe una certa potenziale debolezza dell’approccio agnostico e della Medicina di precisione, risponde Nicola Normanno, Direttore della SC Biologia Cellulare e Bioterapie dell’Istituto Nazionale Tumori – IRCCS Fondazione “Pascale” di Napoli, uno dei massimi esperti di terapia molecolare dei tumori.

“Il beneficio interessa un numero troppo esiguo di pazienti e quindi la medicina di precisione impatta relativamente poco sulla pratica clinica quotidiana? Il problema è mal posto”, avverte Normanno. “Il protocollo del trial NCI-MATCH, nato dalla collaborazione tra ECOG-ACRIN Cancer Research Group (ECOG-ACRIN) e National Cancer Institute (NCI), era stato studiato per arruolare pazienti in dieci sottoprotocolli. I ricercatori avevano calcolato che circa il 9% dei pazienti che andavano a screenare potevano essere arruolati in questi sottoprotocolli. E in effetti sono state individuate le mutazioni specifiche nell’8,7% dei pazienti esaminati, più o meno il dato che si aspettavano. Questo non vuol dire che sono state trovate mutazioni solo nell’8,7% dei casi, ma che essendo stati disegnati protocolli soltanto per certe determinate mutazioni era del tutto normale avere una percentuale del genere, che infatti era attesa. Sono poi stati trattati un numero di pazienti inferiore all’8,7% per una serie di motivi:
– in alcuni casi nel frattempo i farmaci erano stati approvati e i pazienti quindi erano usciti dal protocollo;
– in altri casi le istologie non erano state incluse perché i ricercatori erano partiti per individuare determinati tipi di tumore e poi ne hanno presi in esame altri;
– infine a causa del fatto che questa procedura richiedeva una nuova biopsia per poi inviarla per le analisi in un laboratorio centralizzato, si è passati dai 14 giorni previsti a 36 giorni per l’analisi delle biopsie e molti pazienti – già pesantemente pretrattati – erano andati incontro a uno scadimento delle condizioni di salute per cui non potevano più essere arruolati”, spiega Normanno.

“Questo ha portato alla necessità di fermarsi e disegnare lo studio in maniera diversa, in modo tale da aumentare il numero di trial clinici nei quali poter arruolare pazienti così che almeno il 25% dei pazienti testati potessero essere arruolati. Ecco il nodo fondamentale: attualmente facciamo screening genomici ampi, individuiamo molto spesso delle mutazioni che consentono un intervento terapeutico però non abbiamo lo studio clinico in cui arruolare il paziente o il farmaco disponibile: è questo quello che manca, lo step successivo tra l’analisi genomica e la declinazione nella pratica clinica della medicina di precisione. Ma questo ovviamente non vuol dire che la Medicina di precisione sia inutile: vuol dire che va organizzato un percorso, che dopo il test consenta anche l’accesso al farmaco. Non voglio fare polemica, ma non mi piace che il dibattito possa andare a scapito dello sviluppo di un settore molto importante e che sarebbe un vero peccato non intercettare anche in Italia. Bisogna fare molta più educazione perché siamo davvero ad un profondo cambiamento di paradigma: quando studiavo ci insegnavano che dovevamo lavorare sui risultati dei grandi studi clinici in Fase 3 randomizzati con centinaia o meglio migliaia di pazienti, ora siamo al punto che un singolo paziente è un caso singolo di studio e mi rendo conto che questo sta causando un disorientamento in molti colleghi, ma non possiamo trasferire questo disorientamento in una comunicazione distorta”, conclude Normanno.